Roma partenza sprint dopo la Juve, la Fiorentina ko

Pubblicato il 30 agosto 2014 da redazione

ROMA,. – La Juve vince anche senza Conte, la Roma risponde con una partenza sprint contro la Fiorentina. I tifosi giallorossi possono stare tranquilli dopo le paure del precampionato, la squadra di Garcia è la stessa dell’anno scorso, se possibile con più qualità e personalità. Ne fa le spese la Fiorentina sconfitta più di quanto non dica il risultato (2-0), anche se orfana – è bene dirlo – di pezzi da novanta del calibro di Rossi e Cuadrado. E anche se a tratti il calo della Roma ha dato la sensazione di un possibile pareggio. Vincenzo Montella scende a Roma sperando di sfatare il tabù contro i suoi ex compagni che parla di cinque sconfitte e due pareggi (ai tempi del Catania): forse memore di queste statistiche si affida a un 4-3-1-2 che all’occorrenza si trasforma in un più accorto 3-5-2 con Vargas e Borja Valero a coprire le fasce. In campo, nell’undici iniziale viola solo stranieri (Aquilani entra solo a metà ripresa), non il massimo per il neo ct Antonio Conte (in tribuna accanto al presidente del Coni Malagò), sceso nella capitale per visionare De Rossi, Astori e Florenzi (per Destro 90′ in panchina). Garcia non cambia invece di una virgola, con il collaudato 4-3-3 dello scorso anno anche se gli interpreti sono stasera diversi: dentro lo sprinter Iturbe in luogo del più accorto Florenzi o dell’ex Ljaijc che entrano solo nella ripresa. La Roma è stata brava soprattutto nel non avere fretta, il primo tiro in porto arriva, è vero, dopo una ventina di minuti ma sono sempre i giallorossi a tenere palla (il 66% a fine I tempo, 59% a fine match), lasciando poi alle ‘frecce’ Gervinho (devastante) e Iturbe e al sempiterno Totti (stasera per lui 632/o match, raggiunto Vierchwood al 5/o posto all time) il compito di inventare. La Fiorentina sembra tenere, tutta racchiusa nei suoi 35-40 metri ma una punizione di Iturbe al 25′, che segna l’esordio dello spray arbitrale all’Olimpico, diventa lo spartiacque di una partita che improvvisamente si accende. Così tre minuti dopo arriva il gran gol di Nainggolan, autore di una prova da 8 in pagella, che regala i primi sorrisi all’Olimpico giallorosso. Ruba palla a centrocampo (su errore di Brillante), s’invola verso l’area e serve Gervihno che calcia addosso a Neto che però riscodella la palla per il tap in del ‘ninja’. Il gol non produce alcun effetto sui viola, molli, impacciati e lontanissimi parenti della bella squadra che aveva impressionato in precampionato: forse Montella sbaglia qualcosa nella tattica attendista che contro i palleggiatori della Roma alla lunga può risultare letale ma certo Gomez e Babacar non l’aiutano. Pesano e tanto, nella formazione viola, gli illustri assenti ma non sono alibi che possono reggere nell’arco dei 90′. La scossa arriva solo dopo un’ora di gioco balbettante e ma ci pensa De Sanctis a sventare ogni minaccia. Nelle file giallorosse buon esordio di Manolas, ma è la grande determinazione e intensità ad aver fatto la differenza stasera. Nella ripresa il canovaccio non cambia con Gervinho che sale in cattedra con le sue consuete ripartenze che accendono il cuore dei 45mila innamorati. Tra il 12′ e il 15′ ubriaca i frastornati difensori viola tirando immancabilmente addosso a Neto. Alle corde, i viola hanno un sussulto di orgoglio e in 10 minuti confezionano occasioni che potrebbero valere il pareggio ma il 38enne De Sanctis è una saracinesca: prima accompagna all’incrocio dei pali una punizione di Ilicic poi si supera a tu per tu con Babacar. Un po’ pochino per la squadra viola se vuole cullare sogni di gloria, forse con il solo torto di essere arrivata incompleta all’Olimpico. All’ultimo secondo del recupero il gol a porta vuota di Gervinho che fa più rotondo il risultato. Forse aveva ragione Garcia alla vigilia quando ha detto che i suoi ragazzi “non vedevano l’ora” di cominciare a giocare sul serio. I viola decidono di affrontare i giallorossi aggredendoli molto alti, salvo rinculare immediatamente dietro la linea della palla non appena la Roma riesce a prendere campo. I giallorossi nella fase iniziale del match non riescono a prendere campo proprio per l’efficacia del pressing operato dai fiorentini che complicano il palleggio iniziale di De Rossi e dei 4 della linea difensiva, tanto che non ci sono giocate significative sul fronte offensivo prima del gol che sblocca la gara. La Fiorentina è molto brava anche nel chiudersi e togliere completamente la profondità ai giallorossi, denotando Con il gioco che ristagna a centrocampo, e con le due squadre che raramente riescono a crearsi pericoli reciproci, entra in gioco una delle caratteristiche della Roma garciana: le ripartenze. E’ su questo fondamentale tattico che i giallorossi sbloccano la gara e pervengono al raddoppio ad inizio ripresa, rischiando esclusivamente su palle inattive al cospetto di un Cagliari che, una volta in svantaggio, finisce per uscire gradualmente dalla partita in virtù di un grandissimo e quanto mai opportuno possesso palla attraverso il quale la Roma addormenta definitivamente la gara.
(di Sandro Verginelli/ANSA)

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