Festival di Venezia: Martone, Leopardi un rivoluzionario che amava la vita

VENEZIA. – Riscoprire Leopardi, fare la sua conoscenza in maniera approfondita ”è fare un viaggio anche dentro noi stessi, fare un po’ i conti con le gabbie che condizionano la nostra vita” dice Mario Martone che alla Mostra del cinema porta in concorso Il giovane favoloso, il film su Leopardi che uscirà in sala il 18 ottobre e che ha avuto un’accoglienza calorosa. Il regista racconta la genesi del film, interpretato da Elio Germano, il contesto in cui lo ha sviluppato per arrivare a dire di aver fatto ”un cinema leopardiano da sempre, fin da Tango glaciale dell’82, per temi e essenza”. Sa Martone che Il giovane favoloso è un bel rischio, del resto Noi credevamo, sul Risorgimento, non era meno ostico, anzi. ”Non c’è bisogno di conoscere a memoria le poesie di Leopardi per andare a vedere questo film, si può non conoscerlo affatto. Questa è la storia di un uomo speciale e immenso, complesso nelle sue contraddizioni, un rivoluzionario in lotta per la sua libertà contro le gabbie che la vita mette davanti a tutti noi, nella famiglia, nel lavoro, nella società. La gran parte di noi viene a patti con queste costrizioni, ci fa indossare delle maschere, ma lui preferisce romperle e vivere una vita piena, a costo di ricevere in cambio infelicità”, aggiunge in un’intervista all’ANSA. E proprio ”il tema della ribellione e della diversità lo rende non solo così vicino a noi – sul set lo aveva definito un Kurt Cobain dell’800 – ma immortale perché nelle sue poesie, come nella vita, tutto è autobiografico diceva Leopardi, c’è l’uomo da sempre”. Elio Germano racconta ”il grande regalo” che ha avuto nell’essere scelto per questo ruolo, ”un attore può solo sognare di poter entrare in cotanti panni, in un mondo infinito così ricco che ogni volta che ti ci avvicini ti cambia. Leopardi ci insegna a vivere i nostri sentimenti, le nostre illusioni e io tutto questo dovevo restituirlo in carne: non è stato facile, perché per Il giovane favoloso c’è stato un lusso vero per il cinema italiano, quello di una lunga preparazione, 3-4 mesi, ma quando è arrivato il momento di andare sul set io avrei voluto continuare a studiare”. Germano, che lo chiama per nome, Giacomo, talmente gli è diventato familiare, aggiunge che ”di lui ci si innamora perché tutta la sua vita e le sue opere affondano nella nostra inadeguatezza di persone. E a me, che faccio l’attore quasi per difendermi dal mio sentirmi inadeguato, è quello che sta a cuore più di tutto”. Il film ”senza Elio non ci sarebbe stato”, dice Martone, che ha maturato Il giovane favoloso nell’arco di ”10 anni, un cantiere che si è aperto con Noi credevamo, è andato avanti con Le operette morali a teatro, la lirica di Rossini. Sentivo la voce di Leopardi, quasi una sfida di cui vedevo i rischi ma al tempo stesso l’attrazione”. Martone ha utilizzato, nella sceneggiatura firmata con la moglie Ippolita di Majo, le parole di Leopardi, l’epistolario, raccontando il viaggio del poeta dalla cittadina dello stato pontificio alla Napoli ”che gli deve essere parsa come Calcutta, una città indiana, in cui non ha più niente da perdere e più il suo corpo si rattrappisce più si innalza la sua arte”. Quanto alla storia, ”la scelta è stata di tenerci sempre entro una certa soglia, non varcarla. Potevamo parlare della sua omosessualità ad esempio, ma non abbiamo voluto”. Nella ricerca di paralleli con il contemporaneo, Martone trova somiglianze tra il poeta e Pier Paolo Pasolini ad esempio, ”entrambi non tollerati, mal sopportati”. (dell’inviata Alessandra Magliaro/ANSA)