Iraq: continua l’avanzata dei lealisti grazie ai raid Usa

Pubblicato il 01 settembre 2014 da redazione

BAGHDAD/BEIRUT. – Con la copertura dei raid aerei americani, l’esercito iracheno, le forze curde dei Peshmerga e le milizie di volontari sciiti continuano a riconquistare terreno dai jihadisti dello Stato islamico (Isis) nel nord dell’Iraq. Mentre l’Onu fornisce un bilancio di almeno 1.420 morti nelle violenze di agosto, di cui 1.265 civili, e annuncia l’invio di una commissione d’inchiesta sui crimini commessi dall’Isis. Intanto il segretario di Stato americano John Kerry si appresta a compiere una missione nella regione, dopo il vertice della Nato in programma il 4 e 5 settembre. Saranno queste le due occasioni in cui l’amministrazione di Washington illustrerà il suo piano per una “coalizione internazionale” che, come preannunciato nei giorni scorsi dallo stesso Kerry, dovrà portare avanti un progetto a lunga scadenza per opporsi all’avanzata dello Stato islamico, con interventi di assistenza militare ma anche umanitaria ed economica. Sono ripresi nel frattempo sulle Alture del Golan, a ridosso della linea del cessate il fuoco tra Siria e Israele, i combattimenti tra forze fedeli al presidente siriano Bashar al Assad e insorti siriani, tra cui combattenti qaedisti, che da venerdì scorso trattengono 44 caschi blu delle Figi appartenenti alla missione Undof. L’aviazione e l’artiglieria di Damasco effettuano bombardamenti per cercare di riprendere il controllo del valico frontaliero di Qunaytra, caduto la settimana scorsa nelle mani dei ribelli. Un colpo di mortaio proveniente dalla Siria è esploso nella parte delle Alture occupata da Israele, senza causare vittime. Da parte sua Human Rights Watch (Hrw) ha detto di avere raccolto “prove credibili” secondo le quali l’Isis ha impiegato bombe a grappolo, sparate con l’artiglieria, lo scorso luglio in una località curda al confine tra Siria e Iraq. Le forze lealiste irachene hanno ripreso il controllo della città di Suleiman Beg, nel nord del Paese, non lontana da Amerli, liberata da un assedio dei jihadisti dello Stato islamico (Isis) durato oltre due mesi che rischiava di concludersi con un massacro della popolazione della minoranza turcomanna sciita. Gli ultimi successi dell’esercito di Baghdad, delle milizie curde e di quelle sciite sono stati resi possibili dai raid americani – 120 a partire dall’8 agosto – che in precedenza avevano consentito loro anche di riprendere il controllo della diga di Mosul. Sono stati almeno 600.000, secondo l’ufficio dell’Onu a Baghdad, i profughi che hanno dovuto lasciare le loro case solo in agosto davanti all’avanzata dei fondamentalisti sunniti dello Stato islamico, le cui violenze hanno preso di mira in particolare le minoranze come i cristiani, gli Yazidi e i Turcomanni sciiti. L’Isis “sta compiendo atti di una disumanità inimmaginabile”, ha detto il vice commissario all’Onu per i diritti umani Flavia Pansieri. E il Consiglio per i Diritti umani ha approvato all’unanimità l’invio in Iraq di una commissione d’inchiesta su queste atrocità. La cancelliera tedesca Angela Merkel, intanto, ha difeso la decisione del suo governo di inviare armi ai curdi iracheni, affermando che ”una destabilizzazione dell’intera regione potrebbe avere effetti anche sulla Germania e sull’Europa”. Mentre il premier britannico David Cameron ha annunciato che la polizia avrà il potere in via temporanea di sequestrare i passaporti dei cittadini britannici sospettati di andare all’estero per unirsi a gruppi terroristici. (Alberto Zanconato/Ansa)

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