Poroshenko, “si firma la pace”. Ma la Nato è scettica

NEWPORT (GALLES). – Nuovo bluff del Cremlino e dei separatisti o per la prima volta dopo sei mesi la guerra in Ucraina può davvero vedere uno spiraglio di pace? E’ la domanda che aleggia sul vertice Nato alla fine della prima giornata di incontri al Celtic Manor. Il presidente Petro Poroshenko, poco dopo l’incontro con il G5 (Obama, Camneron, Merkel, Renzi e Cameron) annuncia alla stampa ucraina che a Minsk potrebbe essere firmato il cessate-il-fuoco. I separatisti dal Donbass fanno sapere di essere pronti. Poi, dopo la sessione plenaria dedicata a decidere la linea comune ed a varare gli aiuti concreti (per ora 15 milioni di dollari in quattro ‘trust fund’ lo sviluppo delle forze armate in quattro aree, dalla logistica alla catena di comando, dalla cyberdifesa agli aiuti ai militari feriti), il presidente si dice “cautamente ottimista” che ormai siamo davvero vicini alla giornata della svolta. Di annunci se ne sono sentiti tanti, l’esperienza insegna che finora il Cremlino non è mai passato dalle parole ai fatti. Ma intanto l’effetto annuncio crea incertezza. Gli europei prima di varare le sanzioni della fase tre vorranno almeno verificare la tregua, afferma Federica Mogherini. Per il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, invece “il modo migliore per facilitare la soluzione politica” è quello di “rispondere con sanzioni economiche più ampie, più profonde e più dure”. Sanzioni, chiede, “che isolino la Russia”. Rasmussen denuncia che “la Russia parla di pace, ma finora non ha fatto un solo passo” anzi ha “migliaia di uomini e carri armati in Ucraina”. E da Washington il Pentagono conferma che la Russia ha ammassato lungo la sua frontiera con l’Ucraina forze “senza precedenti” per potenziale distruttivo e capacità. A Bruxelles il pacchetto di sanzioni è praticamente pronto. Si pensa di colpire ancora più duramente il ‘cerchio magico’ di Putin. Si discute, tra l’altro, se inserire nella lista delle personalità cui congelare i beni anche il ministro della Difesa russo. Da Mosca però arrivano avvertimenti. Il ministro degli esteri, Sergei Lavrov, accusa gli americani di sobillare il “partito della Guerra”. “I sussulti di retorica antirussa – denuncia Lavrov – tornano immancabilmente appena emergono sforzi concreti per cercare una soluzione politica. E va detto che il partito della guerra di Kiev ha sostegni attivi all’estero, in questo caso negli Usa”. E sostiene che se Kiev pensasse di aderire alla Nato si farebbe “deragliare” ogni possibile tentativo di raggiungere la pace Così nella conferenza stampa di fine giornata Poroshenko evita accuratamente di fare aperture verso l’adesione all’Alleanza. Parla di “sostegno da tutti i leader mai così compatto”, ma mentre Rasmussen sottolinea che la Nato è pronta “ad essere al fianco dell’Ucraina”, il presidente rinvia al Parlamento che uscirà dalle prossime elezioni ogni possibile decisione sul cambio di una politica di ‘non allineamento’. Per Matteo Renzi la via deve essere quella di “riforme inclusive” e della ricerca di “un accordo di lungo termine con le autorità regionali dell’est”.