“Campagna d’autunno” Bersani-D’Alema, è sfida a Renzi

ROMA. – Renzi abbia “più coraggio”. Corregga la rotta in politica economica. Cambi impostazione nella gestione del partito. Ogni giorno più severe, le critiche della minoranza Pd al governo e al premier, rompono la “pax renziana” dopo i mesi della concordia seguiti al 40% alle europee. A guidare il fronte interno, i due “big” Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. Mentre sul fronte parlamentare arrivano nuove iniziative non allineate con il governo, come la mozione firmata da Fassina, Cuperlo, D’Attorre insieme ad altri 20 deputati bersaniani per chiedere di reinvestire gli introiti delle privatizzazioni e non destinarli a diminuire il debito. E così, mentre inizia il complicato lavoro sulla legge di stabilità e i sindacati di polizia annunciano il primo pesante sciopero autunnale contro il governo, il premier deve fare i conti anche con il ritrovato attivismo della sinistra del suo partito. Matteo Renzi, concentrato oggi e domani sui dossier internazionali al vertice Nato di Newport, dovrebbe riprendere la prossima settimana le fila del partito, presentando la nuova segreteria. Al Nazareno continuano ad annunciarla “allargata” alla minoranza ma, vista l’escalation delle critiche, qualche renziano non esclude sorprese da parte di un irritato premier. Viene considerato più improbabile, invece, che l’annuncio arrivi già domenica dalla Festa nazionale dell’Unità di Bologna. Anche perché con l’invito ai leader socialisti europei, il segretario ha dato un’altra proiezione all’evento. Certo però i renziani si aspettano che nel suo intervento di chiusura il premier, che finora ha deciso di non raccogliere le accuse e restare in silenzio, riservi qualche stoccata alla minoranza interna e al rischio che le critiche si traducano in null’altro che un freno all’azione riformatrice avviata su mandato dell’oltre 40% degli elettori. “E’ un fatto strutturale, quando il tuo segretario è capo del governo la discussione è un pochino inibita”, ribadisce però Bersani, alla Festa dem a Roma Portuense, definendo la doppia carica come il “cuore del problema” del Pd. Su questo l’ex segretario chiede “una riflessione larga entro fine anno”. Complice il ‘tour de force’ delle feste dell’Unità, anche D’Alema torna per il terzo giorno a ribadire le sue critiche e lamentare la durezza delle reazioni dei renziani. “Sono rimasto piuttosto colpito dalla violenza, in qualche caso perfino dalla volgarità delle repliche”, dice l’ex premier dal palco di Ravenna. “Gli 80 euro – ribadisce le sue perplessità – sono un primo passo ma non bastano”. E ancora: “C’è bisogno di una svolta più coraggiosa sia a livello italiano che europeo”. In Ue, dopo la partita delle nomine stravinta, secondo l’ex premier, dal Ppe, è “arduo il cammino per il cambiamento”. I renziani continuano però ad agitare il sospetto che la dalemiana alzata di scudi sia una reazione alla mancata nomina in Ue. “I tempi” lo farebbero pensare, ma “voglio credere di no”, dice la vicesegretaria Debora Serracchiani. Mentre l’altro vicesegretario, Lorenzo Guerini, definisce “ingenerose, superficiali e affrettate” le critiche al governo. “Saremo anche energumeni, ma non tascabili. Quindi occhio Massimo”, si diverte a provocare, via Twitter, il deputato Ernesto Carbone, citando una battuta che D’Alema nel 2008 fece su Renato Brunetta. C’è adesso “l’opportunità” di agire abbandonando “i vecchi schemi”, ragiona da Pescara Luca Lotti, braccio destro di Renzi a Palazzo Chigi: “Oggi c’è un nuovo centrosinistra e vogliamo portarlo avanti – dice, senza entrare in polemica – Rompiamo queste catene perché il Paese ha bisogno di cambiare e noi vogliamo rappresentare il cambiamento”. E anche il ‘Giovane turco’ Matteo Orfini, già collaboratore di D’Alema, vede il Pd sulla via di un “partito plurale” e respinge il sospetto che stia diventando un “partito del premier”: serve una segreteria allargata, sollecita il presidente del Pd, che “non vuol dire diventare tutti renziani, cosa di cui non sarei capace…”. (di Serenella Mattera/ANSA)

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