La giornata politica: La crisi economica è una bomba ad orologeria

ROMA. – I mercati hanno accolto con apparente euforia il taglio del costo del denaro da parte della Bce. Tuttavia la mossa di Mario Draghi di sospingere i tassi al minimo storico, accompagnandola con in limitato acquisto di pacchetti di cartolarizzazioni (Abs), è stata dettata – per ammissione dello stesso governatore – dalla debole crescita e dalla prevalenza di rischi al ribasso. Si tratterà dunque di vedere quanto la manovra di Francoforte, decisa non all’unanimità, dunque presumibilmente con il parere negativo di Berlino, soddisferà le aspettative di Matteo Renzi di una vera inversione di tendenza dell’eurozona. Non a caso Draghi ha voluto mantenere la massima riservatezza sul colloquio ”privato” avuto nei giorni scorsi con il Rottamatore. I bazooka di Francoforte sono rimasti infatti in armeria: il lancio di misure di quantitative easing resta nell’archivio degli annunci e la spinta della Banca centrale si è rivolta giocoforza sul versante dell’indebolimento dell’euro per favorire le esportazioni. Forse un po’ poco per un governo che deve fare i conti con la sommossa del pubblico impiego dopo l’ annuncio dell’ennesima proroga del blocco degli stipendi degli statali: per la prima volta nella storia le forze dell’ordine minacciano lo sciopero generale in sintonia con i sindacati. Una mossa deflagrante perché dal blocco degli stipendi si attendono circa tre miliardi di risparmi, una delle tessere del mosaico che dovrebbe portare a tagliare nel 2015 circa 20 miliardi nel bilancio dello Stato. Renzi, in missione al vertice Nato di Cardiff, deve fare i conti con un improvviso e violento fuoco amico che giunge dai bersaniani: Stefano Fassina ribadisce che i tagli annunciati sono irrealizzabili senza interventi su pensioni, scuola e Pubblica amministrazione. A suo avviso in pochi anni sono cambiati quattro governi ma non l’agenda economica e questa non è più una questione di destra e sinistra ma di semplice buon senso. In ballo c’è sempre il muro di Berlino dell’austerity non più accettabile. Nel Paese monta un’ondata critica contro il metodo Merkel: il comitato promotore del referendum contro il fiscal compact ha raccolto l’adesione di 54 parlamentari dem, ma anche il moderato Corrado Passera spiega che le manovre di Draghi non bastano, serve il lancio degli eurobond comunitari per attivare un piano di investimenti da 1.000 miliardi senza i quali non ci sarà nessuna crescita. E senza crescita, concordano esperti economici di primo piano di varia tendenza, le regole del fiscal compact non possono essere rispettate. I bersaniani chiedono poi che il governo reinvesta gli introiti delle privatizzazioni nel mercato e non nella riduzione del bilancio. Ne deriva che il segretario-premier, già sotto accusa per il doppio incarico, non può contare su retrovie compatte né sulla benevola neutralità di Silvio Berlusconi in politica economica: i fedelissimi del Cavaliere ne approfittano per rispolverare la teoria del complotto ora che lo spread crolla nonostante una situazione più catastrofica di quella del 2011. Il nuovo vertice tra i due, in programma a metà mese, sarà decisivo per il futuro della legislatura. Il patto del Nazareno ha sorretto fin qui il percorso renziano, ma l’impressione è che non possa essere solo l’intesa sulle riforme a costituirne la ragion d’essere. Già si parla della necessità di un accordo sulla riforma della giustizia. In politica estera il Cav darà una mano nella crisi ucraina grazie al rapporto personale con Putin e del resto l’appoggio di Renzi ad una soluzione politica che escluda l’uso delle armi si muove nella direzione auspicata dal Quirinale ma anche dal leader azzurro. Ma è la crisi economica la vera bomba ad orologeria sotto il tavolo: il programma dei mille giorni, in assenza di risultati concreti sullo scenario europeo, non può reggere a lungo. Draghi ha invitato a scavare nei margini di flessibilità contenuti nel patto di stabilità, proprio come ha cominciato a fare Renzi. Il punto è che questi margini potrebbero rivelarsi troppo esigui. (di Pierfrancesco Frerè/ANSA)