Il Papa ai giovani, il futuro è di chi ha ali e radici

CITTA’ DEL VATICANO. – Il futuro è nelle mani dei giovani. Ma non di tutti i giovani: di coloro che “hanno ali e radici, ali per volare e sognare, radici per ricevere in eredità la sapienza degli anziani”. Il Papa parla ai giovani di cinque scuole in cinque continenti. Un video-collegamento speciale organizzato da Scholas Occurrentes, la fondazione che si occupa proprio di costruire reti di formazione. E ai ragazzi che gli pongono domande sul futuro, risponde con sincerità: “Non ho la sfera di cristallo ma so che è nelle vostre mani e nei vostri cuori”. E allora l’invito: “Non abbiate paura” e “costruite ponti di pace”. Papa Francesco torna a parlare dell’importanza della formazione. Loda il lavoro dei direttori di Scholas ma avverte: “Il patto educativo è stato spezzato e occorre ricomporlo” e soprattutto bisogna “non lasciare soli i ragazzi”. Anzi, bisogna combattere contro quella “cultura dello scarto” nei confronti soprattutto di bambini e anziani che altro non è che “un’eutanasia silenziosa della società”. E torna a sottolineare con preoccupazione la questione della disoccupazione giovanile. “Per mantenere un certo tipo di economia finanziaria – tuona il pontefice – si sta scartando un’intera generazione”. Ma se invece si vuole davvero puntare sulle nuove generazioni, dice ai ragazzi che interloquiscono con lui in video da Israele, San Salvador, Sudafrica, Turchia e Australia, occorre puntare su “educazione, sport e cultura”. E sulla possibilità di “comunicare, trasferire esperienze, costruendo ponti e non muri”. Francesco sottolinea ancora con forza che “i giovani non vogliono la guerra ma vogliono la pace” e quando parla della necessità di avere “ali” dice che servono per “volare, sognare” ma anche per “protestare contro la guerra”. E a pochi giorni dalla Partita per la Pace, che ha visto tra i protagonisti proprio la fondazione Scholas, Papa Francesco torna a sottolineare il valore dello sport che “insegna a stare in squadra e salva dall’egoismo. Così giocando in squadra, si impara a studiare, poi a lavorare, e a fare strada nella vita, sempre in squadra”. Nell’Aula del Sinodo, a due passi da Santa Marta, l’incontro con Scholas è stato anche l’occasione per una rimpatriata argentina. La fondazione è nata infatti nel paese di Bergoglio. E allora sul palco c’è una statuetta che ricorda la Madonna di Lujan, vestita di biancoceleste; qualcuno dalla platea chiama “Francisco!” per offrirgli il mate che, questa volta, rifiuta con un sorriso. Anche il colloquio si svolge in spagnolo, lingua che il Papa usa poco ma che qualche giorno fa ha definito la sua “lingua del cuore”. Non mancano gli aneddoti raccontati da Francesco di quando era studente alle elementari. E nella familiarità dell’incontro, gli inconvenienti tecnologici finiscono in risate. Il Papa arriva un po’ in anticipo ma l’orario del collegamento con i ragazzi è ormai fissato e c’è qualche istante di imbarazzante attesa. Ma ci pensa Francesco a stemperare il clima. Guarda il count-down sul video che conta i minuti che mancano al collegamento e chiede agli organizzatori: “Ma alla fine esce anche il cucù?”. (Manuela Tulli/Ansa)

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