Statali: l’ira di Renzi contro le divise, ma si lavora a una soluzione

Pubblicato il 05 settembre 2014 da redazione

ROMA. – Quell’espressione, “sciopero generale”, in bocca a poliziotti e militari, non l’hanno ancora mandata giù. Il premier Matteo Renzi, impegnato nel vertice Nato in Galles, anche oggi ha espresso tutta la sua irritazione. Ed i ministri interessati, Angelino Alfano e Roberta Pinotti, hanno criticato i toni “fuori luogo” usati ieri da sindacati delle forze dell’ordine e Cocer. Ma, al netto delle arrabbiature reciproche, si lavora ad una soluzione che possa salvare gli uomini e le donne in uniforme dal quinto anno consecutivo di blocco salariale. Una richiesta giudicata peraltro legittima dai ministri dell’Interno e della Difesa. Toccherà proprio ad Alfano e Pinotti, che oggi si sono sentiti telefonicamente, convincere Renzi ad arrivare ad un’intesa che plachi il malcontento delle divise. Da parte sua, il premier, da Newport, è stato duro. “Se il tono di chi protesta – ha scandito – è quello del confronto, ci saranno porte aperte”, se il tono “è quello del ricatto, non lo accetteremo. Con questi toni c’é poco da discutere, fanno venire meno la volontà di trovare intese e fanno male a chi pattuglia le strade. Se pensano di discutere con i ricatti con uno sciopero proclamato anche da sigle non costituzionalmente autorizzate sbagliano interlocutore”. Renzi ha quindi ricordato che “si era aperto un canale di discussione sugli scatti, si vedrà se sarà confermato”. Alfano, da parte sua, ha definito “legittime” le richieste dei sindacati, sottolineando che “stiamo lavorando per eliminare i blocchi salariali e speriamo che questo sforzo non venga complicato dai toni eccessivi del comunicato di ieri. Sono convinto – ha concluso – che ci siano le condizioni per affrontare con serenità, da tutte le parti in causa, il problema e risolverlo”. Sulla stessa linea Pinotti, secondo la quale è “prioritario l’impegno alla ricerca di una soluzione che riconosca la specificità e il valore di chi quotidianamente assicura la difesa e la sicurezza degli italiani nel Paese e attraverso le missioni internazionali che ci vedono coinvolti”. C’è dunque ora un lavoro ‘diplomatico’ da fare per ricucire i rapporti e far dimenticare a Renzi il comunicato di ieri sullo sciopero generale. E c’è anche da fare i conti con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha i cordoni della borsa. Ma una soluzione sullo sblocco stipendiale sembrerebbe a portata di mano. Di questo si è parlato oggi al Viminale, dove Alfano ha ricevuto i capi di polizia, carabinieri e guardia di finanza. E nei prossimi giorni Alfano incontrerà anche i rappresentanti sindacali ai quali lo scorso 27 luglio aveva assicurato che “ci sono tutte le condizioni per lo sblocco salariale”. Da parte loro, sindacati e Cocer, oggi hanno fatto un altro comunicato, più ‘morbido’, nel quale hanno comunque evidenziato che “le giuste rivendicazioni non sono ricatti”. E Felice Romano, segretario generale del sindacato di polizia Siulp, ha tenuto il punto. “Lo sciopero – ha spiegato – resta, spero non ci spingano a farlo, ma intanto abbiamo bloccato tutti gli straordinari e gli orari in deroga: terminato l’orario di servizio ce ne andiamo. Tuttavia – ha aggiunto – tranquillizziamo i cittadini: chiunque chiamerà i nostri numeri, noi interverremo”. Romano ha quindi ricordato che “è stato chiesto per ben cinque volte un incontro a Renzi con una lettera ufficiale, ma non ci ha mai risposto”.  (di Massimo Nesticò/ANSA)

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(ANSA) - ROMA, 13 DIC - "I fatti accaduti sono fuori dal mondo, spero che chi di dovere prenda i giusti provvedimenti". Simone Inzaghi torna così sui torti arbitrali subiti in Lazio-Torino. Alla vigilia dell'ottavo di finale di Coppa Italia contro il Cittadella, il tecnico avverte: "Adesso dobbiamo cercare di trasformare questa grande ingiustizia subita in ferocia. Sfogare tutto quello che c'è successo in campo, contro il Cittadella ci saranno delle insidie". Fatti come quelli di Lazio-Torino e un utilizzo del Var che la Lazio lamenta essere stato sempre a sfavore "sono cose che non dovrebbero capitare. Da oggi non parlerò più di cose del genere, poi sono altri che dovrebbero farsi sentire. Io già l'ho fatto dopo le partite con Roma, Fiorentina, Sampdoria e Torino". A Burdisso, che aveva smentito il ds Tare e Parolo sottolineando di non aver mai detto all'arbitro Giacomelli di non essere stato toccato da Immobile, Inzaghi replica: "Sono cose che capitano. Burdisso è un giocatore forte in campo, si è lasciato andare".

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