Conte già martella l’Italia, gli azzurri voltano pagina

Pubblicato il 05 settembre 2014 da redazione

ROMA. – Quattro mesi fa, Simone Zaza vedeva sfumare il sogno di poter entrare nella prelista del Mondiale con l’Italia di Cesare Prandelli, e Giuseppe Rossi entrava nei 30 alimentando l’illusione di un viaggio in Brasile. Quattro mesi dopo, con l’attaccante viola costretto al quarto intervento e l’attaccante del Sassuolo a un esordio pieno di personalità, l’Italia del ‘martello’ Antonio Conte ha già voltato pagina. ”Il viaggio e’ lungo, la strada e’ quella giusta”, ha sentenziato il nuovo ct dopo la vittoria all’esordio con l’Olanda. E la strada, a parità di condizioni e di difficoltà, forse sta tutta semplicemente in scelte meno eclatanti ma per il momento più redditizie. A sentire i tanti ‘soldati’ del nuovo corso – da Giaccherini fiero di essere considerato tale allo stesso Zaza – l’ex tecnico Juve e’ un ‘maniaco’ del lavoro: ripete e fa ripetere all’infinito schemi e movimenti, cura ogni dettaglio, sta sul pezzo per usare le sue parole, ringhia fino all’ultimo. Come nei 90′ di Italia-Olanda, un continuo passeggiare su e giù per la panchina sbracciandosi con i suoi e mettendo in difficoltà il quarto uomo D’Amato. Alla fine, Conte lo ha ringraziato per averlo ‘contenuto’ senza averlo ammonito. ”Se questa e’ l’Italia dei soldatini, viva i soldatini”, ha detto un fedelissimo, Giaccherini. Era sparito dai radar azzurri nonostante una Confederations brillante, è riapparso dopo il disastro Mondiale. In fondo, e’ proprio in questa capacità di scelta degli uomini la piccola differenza tra le due Italie, e il tempo dirà se diventerà una grande differenza. Esattamente come il suo predecessore, Conte lamenta i troppi stranieri e i pochi italiani; ammette la mancanza di talenti; chiede a tutti di ”usare il noi e non l’io”; ammonisce che solo ”l’organizzazione sopperisce alla mancanza di talenti”. Possibile che a fare la differenza tra la nazionale di Natal e quella di Bari sia solo l’assenza di Balotelli? ”Dopo il Mondiale ho detto che servivano uomini e non figurine: lo ribadisco, ma non era rivolto a Mario. Non solo a uno. Ora – la sintesi di De Rossi – non mi piace parlare bene di Conte perchè non voglio passare per ruffiano, ma per ripartire c’era bisogno di uno con questa mentalità. Quanto al passato, l’Italia e’ fatta così, pratica lo sport dell’ingratitudine e quando si perde l’allenatore passa per scemo. La finale dell’Europeo ce la siamo già dimenticata…”. Ora per ripartire servono ”uomini veri” ribadisce De Rossi. Conte sembra averli individuati in giocatori come Giaccherini, lasciato a piedi quattro mesi fa: ”Conte a fine gara ci ha ringraziato: la squadra corrispondeva alla sua idea”. O a Zaza, sorpassato a maggio da altri: ”Alla fine il ct mi ha dato il cinque”, ha raccontato l’attaccante all’esordio, stupefatto del gesto del ct. Conte a dire il vero lo ha ripetuto anche col presidente Tavecchio prima di salutarlo, lui a cena con la squadra, il presidente in un ristorante di Bari centro con Lotito (curiosità: durante la partita ha indossato di nuovo la giacca della nazionale, ma rigirata dopo il risalto dato alla sua presenza all’allenamento con la scritta Italia), Matarrese, Paparesta e altri. Nuovo ct e nuovo presidente si sono dati appuntamento a Oslo, per la prima vera partita dell’Italia che vuole voltar pagina.

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