Nato blinda l’Europa Est con 5 basi. Mosca, pace a rischio

NEWPORT (GALLES). – La frontiera orientale blindata con una “presenza permanente” della Nato nell’Europa dell’Est per rispondere all’aggressione di Putin in Ucraina, ma senza stracciare il Trattato con la Russia, che però reagisce a muso duro parlando di decisione che mette “la pace a rischio”. Una coalizione guidata dagli Usa e di cui, annuncia Matteo Renzi, farà parte anche l’Italia oltre a Gran Bretagna, Francia e gli altri che si aggiungeranno per combattere l’orrore della jihad. Obiettivo, dice il presidente Obama, “distruggere” l’Isis in Iraq e Siria ma senza “scarponi sul terreno” né occidentali nè della Nato e con il coinvolgimento dei grandi attori regionali a cominciare dalla Turchia. E poi la decisione di costruire una nuova Alleanza Atlantica, “più pronta, flessibile e forte” per rispondere alle minacce di un mondo improvvisamente cambiato dopo i “25 anni di bel tempo” seguiti alla caduta del Muro. Ma anche lo storico impegno ad invertire la tendenza del taglio delle spese alla difesa e riportarle – entro dieci anni – al livello del 2% del pil (di cui il 20% in armamenti ‘maggiori’, grande spinta all’industria bellica) in tutti i 28 paesi alleati, che per gli europei significa mediamente raddoppiarle. Sono questi i risultati del vertice della Nato a Celtic Manor, che chiude il mandato del segretario generale Anders Fogh Rasmussen dopo “uno degli anni più difficili nella storia dell’Alleanza”. Resta l’impressione di una divisione tra Stati Uniti ed europei sul rapporto con Mosca. Angela Merkel ad esempio sottolinea che la Russia “viola i patti” ma è necessario avere una “doppia strategia” avere “durezza, ma anche lasciare aperta la porta al dialogo”. Mentre il summit si chiude, il presidente ucraino, Petro Poroshenko annuncia la firma di un accordo con i separatisti a Minsk per il cessate-il-fuoco che dovrebbe aprire il processo politico per la pacificazione dell’Ucraina. “Condivido con Putin la responsabilità che sia un accordo di lunga durata”, dice Poroshenko garantendo che si fonda sul suo piano di pace che prevede riforme radicali, a cominciare dalla libertà di lingua. In pochi credono che sia la vera svolta, ma intanto resta in sospeso il pacchetto di sanzioni europee, “duro e corposo” lo definisce Matteo Renzi, che poteva essere varato già oggi da Bruxelles. Il premier italiano parla di 72 ore per la verifica della sua messa in atto. Ed il francese Hollande torna a limare la fermezza con Mosca: la decisione sulla consegna delle navi Mistral la prenderà solo a fine ottobre. Alla Russia che spaventa i baltici, la Nato risponde con l’approvazione del nuova Rap (Readiness Action Plan), che tra l’altro include anche la difesa nelle ‘cyberguerre’ tra i compiti istituzionali dell’Alleanza, e parte anche l’istituzione della ‘spearhead’, che avrà cinque basi (in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania) con, aviazione, mezzi navali, depositi e arsenali già predisposti, in cui a rotazione sarà presente una brigata di forze speciali. Ma non saranno basi permanenti. La rassicurazione agli alleati dell’est la garantisce Barack Obama: “Difenderemo ogni alleato in Europa. Questo e’ un obbligo vincolante, non negoziabile. Un attacco a un Paese Nato è un attacco a tutti i Paesi Nato” Ma il rischio più immediato sembra quello dell’Isis. Cameron annuncia che i 28 sono “unanimi nella condanna degli atti barbarici” degli uomini in nero. Il premier britannico e Obama sfidano gli jihadisti. Cameron sottolinea che la lotta dovrà essere “guidata dagli iracheni” e che Assad non può essere parte della soluzione perché “è parte del problema”. Ad agire sarà una coalizione, non la Nato in quanto tale. Il segretario uscente, Anders Fogh Ramussen, ribadisce che se Baghdad lo chiederà l’Alleanza potrà dare assistenza ma limitata alla “defence capacity building”, ovvero l’addestranenbto e la consulenza, e specifica che nel vertice “non si è discusso” di un intervento militare diretto. Niente ritorno in Iraq, insomma. In compenso, nell’ambito del nuovo ruolo che l’Alleanza avrà in futuro, i leader hanno deciso che tra i paesi Nato ci sarà più scambio di informazioni per combattere i ‘foreign fighters’. (dell’inviato Marco Galdi/ANSA)

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