Fed attenta alle misure di SuperMario, ma l’economia Usa tiene

NEW YORK. – ‘Super Mario’ non si puo’ dire che non stia facendo la sua parte: le nuove misure annunciate, al di la’ del taglio a sorpresa dei tassi, sono una sorta di ‘quantitative easing lite’, l’ultima spiaggia della Bce prima del ‘Grande Bazooka’, ovvero un vero e proprio piano di allentamento monetario con l’acquisto di titoli di stato. Un piano che gli Stati Uniti, muovendosi in una direzione opposta, si apprestano invece a chiudere: la Fed, a fronte di ripresa lenta ma in fase di decollo, ritirera’ gli aiuti all’economia in ottobre. Due direzioni opposte, quelle della Fed e della Bce, che spingono le due banche centrali a ‘monitorarsi’ da lontano: l’euro piu’ debole, per il quale la Bce preme come volano della crescita e dell’inflazione, penalizzerebbe le esportazioni americane, indebolendo la gia’ debole ripresa con rischi per il mercato del lavoro. E la Fed vuole assolutamente evitare che questo accada dopo aver iniettato miliardi di dollari con il quantitative easing, riuscito – cosi’ come in Gran Bretagna – a risollevare l’economia da dove la crisi e’ partita nel 2008. L’euro area e’ indietro in termini di ripresa rispetto a Stati Uniti e Inghilterra, dove le banche centrali sono state piu’ aggressive durante la crisi. Proprio la ‘timidezza’ dell’azione di Francoforte e’ una delle critiche che piu’ spesso viene mossa alla Bce, le cui misure appena annunciate sono ritenute ”astute”, anche se ancora una volta l’Eurotower si e’ fermata a un soffio dall’affondo decisivo. La ”scommessa” dell’Eurotower pero’ arriva in un momento ”potenzialmente positivo”: dal primo passo della Fed verso l’exit strategy dalle misure straordinarie messe in campo contro la crisi l’euro potrebbe trarre dei benefici e deprezzarsi ulteriormente nei confronti del dollaro, a favore della ripresa di Eurolandia. Ma le incognite restano molte esponendo la Bce a rischi, prima fra tutte le riforme che i governi europei dovrebbero fare. Poi c’e’ la taglia del mercato degli Abs europei, troppo limitata ancora per aver un effetto forte. A pesare potrebbe essere anche un eventuale rallentamento dell’economia americana che, se frenasse e non continuasse a registrare le buone perfomance degli ultimi mesi, potrebbe spingere la Fed a rallentare la propria tabella di marcia verso un aumento dei tassi, attesi per la meta’ del 2015, assumendo un atteggiamento meno da ‘falco’. E un campanello d’allarme arriva dal mercato del lavoro: i posti di lavoro creati in agosto sono stati ‘solo’ 142.000, il livello piu’ basso dal dicembre 2013. Il tasso di disoccupazione e’ sceso al 6,1% ma solo perche’ meno americani stanno cercando un’occupazione. La deludente fotografia del mercato del lavoro americano non sembra in linea con i dati recenti sullo stato di salute dell’economia. Il pil nel secondo trimestre e’ salito del 4,2%, le richieste di sussidi alla disoccupazione sono ai minimi dal 2007, e il mercato immobiliare e’ in ripresa. Una situazione diversa da quella dell’aerea euro, dove il tasso di disoccupazione e’ a due cifre, un livello mai toccato dagli Usa neanche durante la Grande Recessione.

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