“Il mondo della Formula 1 non permette piú improvvisazioni”

Pubblicato il 06 settembre 2014 da redazione

CARACAS – Una pioggia di critiche. Anzi, una tempesta. Il ‘Gran Circo’ della Formula 1 pare aver perso un po’ del suo fascino. A detta degli esperti, le nuove regole non solo hanno relegato i protagonisti tradizionali, tra questi la scuderia Ferrari, al ruolo di comparse, ma hanno anche sacrificato lo spettacolo nel nome dell’ambiente: un più contenuto ruggito dei motori delle monoposto, considerato da sempre ‘musica’ dagli amanti della velocità, e un maggior controllo sul consumo del carburante che trasforma i piloti in “tassisti in pista” – Luca di Montezemolo dixit – sono alcuni tra i “punti dolens” imposti dalla nuova tendenza. Vero o no, una cosa è certa: questa stagione della Formula 1 non poteva essere più atipica.

– La Formula 1, oggi, è stata sterilizzata – spiega il dottor Bruno Burger -. E’ come una sala operatoria. In passato il mondo delle corse era impregnato di romanticismo. Potevi camminare nel circuito prima delle gare, parlare con i piloti, seguire le corse ai bordi della pista. Tutto ciò, era ancora possibile negli anni ’80. Poi le misure di sicurezza sono diventate più severe; si sono fatte più stringenti. E la Formula 1 ha cominciato a trasformarsi. Una volta, ricordo, chi pagava il biglietto d’entrata decideva dove sedere per seguire la corsa. In alcuni circuiti, poi, potevi montare la tenda e pernottare. Insomma, trascorrere il fine settimana seguendo le prove e la corsa. Oggi non è più così. Una cosa del genere ormai te la puoi dimenticare.

– A cosa attribuisce questa trasformazione del ‘Circo’ della Formula 1?

– Al denaro… – sostiene -. Il mondo delle corse ha subito un’evoluzione importante. E’ uno sviluppo che ha obbligato alla precisione e non permette più improvvisazioni. E’ uno spettacolo televisivo; un enorme ‘business’. E così si è perso il romanticismo che lo ha accompagnato per anni. Oggi non puoi più camminare nei box, non puoi parlare con i piloti e non sei libero di sedere dove vuoi. Andare a vedere una corsa è come andare al teatro: acquisti un biglietto e siedi nel posto che ti è indicato. Sei distante dalla pista. E’ anche una misura di sicurezza. Se un bolide perde aderenza a 250 km l’ora ha bisogno di spazio per fermarsi. Ed è uno spazio calcolato col computer.

Commenta che il fascino del Gran Premio di Monaco risiede proprio nella possibilità di seguire la corsa a pochi passi dalla pista. Addirittura, dal balcone di una casa o dell’Hotel. E’ un tracciato cittadino. La corsa si snoda lungo le vie della città.

Bruno Burger parla con spigliata sicurezza ed emozione mal celata. E’ la stessa emozione con la quale ci raccontava le corse del ‘Circo’ dal piccolo schermo. Quella della Formula 1 è una passione che vive intensamente. Ci riceve nel suo studio medico nel “Centro Mèdico Docente La Trinidad”. Burger, infatti, non solo è un profondo conoscitore, come pochi, del mondo della velocità ma anche un noto medico cardiologo, assai rispettato in Venezuela e ancor più stimato all’estero, dove si reca spesso invitato ad assistere a convegni e a dare conferenze.

Per noi, abituati a seguirlo dal piccolo schermo, è un po’ strano vederlo in camice bianco e con lo stetoscopio appoggiato al collo. Basta comunque una domanda per trasformare il primario nel Burger che conosciamo in un entusiasta ed appassionato amante della Formula 1.

– L’evoluzione della Formula 1 – prosegue – è avvenuta con l’entrata in scena di Berdie Ecclestone. Questi, nel 1982, offrì alle scuderie e ai piloti di organizzare la manifestazione. Disse: “Io mi occupo di tutto: di contrattare i circuiti, del trasporto delle vetture, dell’alloggio dei piloti e del team. Voi non dovete fare assolutamente nulla. Gli utili li dividiamo in parti uguali: 50 e 50”. Puoi immaginare cosa sia accaduto con l’irruzione della televisione. Oggi, la Formula 1 è un immenso ‘business’ che muove due miliardi di dollari l’anno. E’ uno spettacolo seguito non solo da chi assiste alle corse ma, soprattutto, da 300 milioni di telespettatori.

Spiega che Ecclestone è un “uomo assai sagace, capace di negoziare”  e molto abile nell’organizzare. Quindi, ricorda come, negli anni, si è trasformato il mondo della velocità:

– Ho assistito alla prima corsa automobilistica nel 1955 a ‘Los Pròceres’. Si correva il G.P. del Venezuela, al quale partecipava anche il presidente della Repubblica. Allora era il generale Marcos Pèrez Jimènez. All’epoca vi erano due campionati: quello dei piloti e quello delle marche. Erano campionati diversi che poco a poco si sono uniti. Ma la grande svolta indubbiamente è avvenuta con l’entrata in campo di Ecclestone.

Sottolinea che la televisione ha aperto nuove frontiere al mondo delle corse.

– Ma ha anche portato conseguenze negative. Ad esempio, il pilota non corre più per sorpassare. E le macchine, poi, hanno quasi le stesse caratteristiche. Con piloti tutti molto bravi e con macchine quasi identiche risulta difficile sorpassare.

– Eppure chi segue il campionato da semplice spettatore, nota che ci sono alti e bassi. Prima la dittatura della Ferrari, poi quello della Red-Bull ora della Mercedes Benz. Come si spiega questo fenomeno se tutti i piloti sono bravi e le vetture quasi identiche?

Sorride. E commenta:

– La Fia ogni tanto cambia le carte in tavola; le regole. L’obiettivo è mantenere un equilibrio e, in alcuni casi, rompere la dittatura di una scuderia. Non è un fatto nuovo, è sempre stato così. Quando iniziò la Formula 1, la ricetta era: cilindrata e peso. Se una scuderia vince sempre né risente lo spettacolo per primo. Ciò è accaduto all’epoca di Schumacher. Il pilota tedesco è stato in sostanza licenziato dalla Ferrari. In poche parole gli fu detto: “Così non va. Ne risente lo spettacolo e anche noi cominciamo ad avere perdite”. E così, dopo il dominio della Ferrari si è passato a quello della Red Bull e poi della Mercedes Benz.

Commenta che Mercedes Benz ha avuto due anni per prepararsi. Mentre i piloti facevano quel che potevano,  in fabbrica si lavorava per preparare la vettura vincente.-

– Ferrari e Renault – prosegue – non potevano dedicarsi a costruire una nuova vettura perché erano impegnati nella lotta per il campionato. Così Mercedes Benz si è data da fare col nuovo motore; un motore disegnato per le nuove regole e testato più sul banco prova che in pista.

Oggi, non è più come una volta. I motori si studiano, si costruiscono e si provano in fabbrica.

Afferma convinto che questo sarà l’anno della Mercedes Benz e che il prossimo quello della Honda, oggi impegnata nella progettazione e costruzione di un nuovo motore per la McLaren.

– La Fia, ti assicuro – aggiunge – , cambierà nuovamente le regole tra 4, 5 o 10 anni.

– In questa corsa alla tecnologia che caratterizza la Formula 1, che importanza hanno i piloti?

– Ne hanno sempre meno – risponde immediatamente.

– Che differenza può fare un Alonso, un Vettel o un Hamilton? Cosa può aggiunge un buon pilota alla tecnologia?

– Chiaramente ha il suo effetto – spiega -. Se le condizioni tecnologiche sono le stesse, se vi è un equilibrio nelle vetture… allora subentrano il talento, l’esperienza, la grinta del pilota. E, soprattutto, la voglia di vincere.

Appetito di vittorie. Burger sottolinea soprattutto quest’ultimo aspetto.  E’ la molla che muove i piloti a fare miracoli, in quei circuiti in cui il sorpasso sembra impossibile. Il desiderio di successo, l’aggressività fanno la differenza.

– Ho visto gare in Ungheria in cui nessuno voleva rischiare – ci dice -. Ed allora osservi una processione di macchine. Ricordo, nel 1992, il trionfo di Mansell. Allora gli accadde di tutto: forò, fu penalizzato, ebbe mille problemi. Eppure, si era riproposto di vincere il mondiale in quella gara. Gli bastava arrivare secondo. E ci riuscì.

E’ enfatico nell’insistere che “la motivazione del pilota è molto importante” non solo per vincere ma anche per ottenere ottimi piazzamenti.

– Oggi le vetture  sono sempre più sicure e gli incidenti ad alta velocità sono frequenti. Le macchine vanno in mille pezzi… eppure i piloti risultano illesi…

– E’ vero – riconosce – . La sicurezza delle auto permette di abusare. Negli anni ’60 nessuno poteva permettersi il lusso di provocare un incidente. Se andavi a sbattere, ti uccidevi. Oggi si rischia molto di più che in passato perché sai che, generalmente non accadrà nulla di grave.

– Quanto può incidere in una gara una buona strategia nei box?

– Tanto, veramente tanto – commenta.

Fruga nella memoria e, dopo una breve pausa, aggiunge:

– Fangio diceva che in una vittoria il merito, in un 50 per cento, è della macchina, in un 25 per cento, è del pilota, e nel 25 per cento restante, è della fortuna. Ed è vero. L’ottima prestazione della vettura è imprescindibile. Se non possiedi una buona macchina, veloce ed affidabile, poco importa se sei il miglior pilota in pista. Poi, naturalmente, le capacità di chi è al volante ha il suo peso. Ma anche così, se non hai fortuna… Insomma, la vittoria dipende da un ‘mix’ di elementi: da ciò che si decide nei box, dalla grinta del pilota e dalla fortuna. Oggi guidare un bolide di Formula 1 non è facile. Nel volante ci sono 20, 30, 40 strumenti da tenere sotto controllo. E ci sono altrettante funzioni che devi modificare strada facendo. Ogni giro è diverso perché le gomme si consumano, il peso della vettura diminuisce con il consumo della combustibile, l’assetto della macchina cambia ad ogni curva. E tu devi decidere le modifiche sul momento. E’ parte del gioco ed è uguale per tutti. Non è semplicemente salire in macchina e premere l’acceleratore. E poi ci sono gli imponderabili. Ad esempio la pioggia, che può far cambiare strategia, una collisione in apparenza insignificante. La Formula 1 è più complessa, molto più complessa di quello che si possa credere. (Mauro Bafile/Voce)

 

Problemi di cuore

CARACAS – Inevitabile. Come parlare di Formula 1 con Bruno Burger e non affrontare il tema direttamente vincolato con la medicina? Sarebbe imperdonabile. Burger è un medico cardiologo assai stimato in Venezuela e all’estero. Per questo, chiediamo:

– In una corsa, il nervosismo, lo stress, la tensione e gli incidenti, dai quali i piloti escono apparentemente illesi, che effetti hanno sul corpo umano?

Ci dice immediatamente che l’argomento è stato oggetto dell’attenzione di ricercatori per tanto, tantissimo tempo. Commenta:

– Forse abbiamo iniziato negli anni ’90… chissà, anche prima. Sì, circa 20 anni fa. Si aveva curiosità di conoscere gli effetti di una corsa sui piloti dal punto di vista fisico e mentale.

Spiega che tutti i piloti di Formula 1 hanno un’eccellente preparazione fisica, frutto di ore di allenamento in palestra.

– Noi abbiamo portato avanti ricerche per capire cosa accade nel corpo umano di coloro che, a bordo di un’automobile, raggiungono velocità anche superiori ai 300 km orari – asserisce -. Ad esempio, i battiti del polso. Era interessante osservare come, in quasi tutti i piloti, le pulsazioni, al momento della corsa, saltavano a 150, 170. E si mantenevano così durante tutta la gara. Tornavano ai valori normali solo una volta tagliato il traguardo. Ho presentato i risultati della ricerca in un convegno della Fia.

Ricorda che, in quell’occasione, gli commentarono che negli Stati Uniti ciò non accadeva, per le caratteristiche dei tracciati e delle corse.

– Indagate, gli dissi – prosegue -. Lo fecero usando la telemetria, che allora non era così precisa come oggi. I risultati mi diedero ragione.

Furono fatti test su Senna, Mansell ed anche Alonso. Insomma, piloti d’indubbie qualità e sempre nei vertici delle classifiche.

– Gli unici che non hanno pulsazioni di questo tipo – afferma divertito – sono i bambini. Ma è così perché per loro tutto è un gioco. Non vedono il pericolo.

Il secondo passo fu misurare i livelli di adrenalina. E dai risultati emersero importanti alterazioni.

– La presenza di adrenalina, durante una gara, cresceva anche 10 volte oltre i valori normali – ci dice -. Un cambio enorme, brutale. Il suo valore si misura attraverso l’orina. Ciò dimostra che una corsa è tutta adrenalina. L’emozione del pilota, in una gara, è altissima. Ciò spiega anche perché questi, durante una corsa, perdono tanti liquidi, anche 3, 4, 5 chili a gara.

Sottolinea che l’aspetto interessante “è che tutto ciò, durante le prove, non accade”.  Manca l’emozione.

– Quando il pilota è al volante solo per provare la vettura – precisa -, il suo polso non si altera più di tanto. Può arrivare a 100 pulsazioni, non oltre.

Problemi di cuore, ma non certo quelli inerenti a ‘Cupido’. Adrenalina, accelerazione delle pulsazioni, stress. La domanda sorge spontanea:

– A lungo, come possono incidere queste brusche alterazione nei piloti?

– Come in ogni atleta – afferma -. Sono allenati. Non li beneficia ma neanche gli arreca danni.

– Si consiglia di fare esercizi?

– Di stare in forma – dice semplicemente -. Ce lo diceva Mansell. Ripeteva che per un pilota andare a 300 chilometri l’ora è come per noi andare a 80 chilometri in un’autostrada. Senna diceva che, quando era al volante, vedeva le corse a rallentatore. Immaginava la curva ancor prima di farla.  Si concentrava nella corsa. I piloti sono preparati ad affrontare quelle velocità. Quanto più allenati sono, tanto meglio è. Chiedevamo delle conseguenze dell’effetto centrifugo. E Prost, in un’occasione, ci disse: “facciamo esercizi con i pesi. Fastidioso? Sì, ma necessario”. Se corri devi allenarti. Non ci sono alternative.

– Oggi, comunque, ci sono protezioni ad hoc…

– Si, siamo più sofisticati – ammette -. Ma allora, per evitare dolori al collo dovevi allenarti. Il pilota per correre deve essere in ottime condizioni fisiche e mentali. Loro passano ore e ore nei simulatori. Conoscono le piste a memoria.

Per concludere ci parla dei piloti e della loro voglia di vincere.

– La scuderia Ferrari, a mio avviso – commenta -, ha fatto male a contrattare Raikkonen. Credo che sarebbe stato meglio contrattare un giovane. Loro ti assicurano un maggior impegno… hanno tanta voglia di vincere, di affermarsi.

Per quel che riguarda il pilota venezuelano Maldonado, a volte oggetto di ironie per l’‘eccesso’ di incidenti, Burger ha la sua teoria:

– Ha indubbiamente qualità. Ha vinto la Gp2, si è imposto in ben 10 gare consecutive. Non può non essere un buon pilota. Credo che lo ha pregiudicato l’aver firmato un contratto per 5 anni. Insomma, la sensazione di sicurezza che da il sapere di essere vincolato fino ad una data. Ricordo che Ferrari contrattava anno per anno. L’importante non è solo arrivare ma soprattutto mantenersi al ‘top’. Per vincere bisogna avere lo stimolo, la voglia.

In ultimo, commenta:

– C’è chi si lamenta dell’attuale Formula 1. Si dice che non offre più emozione. Oggi la Formula 1 è uno sport che non solo va visto ma va anche analizzato.  M.B.

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