Terrorismo: Alfano, Italia nel mirino dell’Isis, decretata la massima allerta

Pubblicato il 09 settembre 2014 da redazione

ROMA. – L’Italia e Roma, simbolo della cristianità, possibili obiettivi dell’Isis, organizzazione che rappresenta una minaccia “senza precedenti” per l’Occidente. Non ci sono, al momento, indicazioni specifiche di progetti d’attentati diretti contro il Paese: c’è comunque “massima vigilanza”. A parlare, in un’informativa alle Camere, del pericolo del terrorismo internazionale di matrice religiosa, è il ministro dell’Interno Angelino Alfano. La nuova minaccia si chiama dunque Islamic State, “un’organizzazione – sottolinea Alfano – che ha ambizioni, soldi (2 miliardi di dollari cash, secondo il vicepresidente del Copasir Giuseppe Esposito), uomini pronti a combattere che nessun’altra aveva mai avuto; un’organizzazione spietata, che infligge torture e commette crimini brutali contrari ad ogni principio di umanità” e rappresenta, rispetto ad al Qaida, “una forma più aggressiva del pericolo fondamentalista”. E l’Isis ha messo nel mirino l’Italia, come indicato nel recente discorso del leader al Baghdadi in cui si vagheggia la conquista di Roma. Potrebbe essere una minaccia simbolica, perchè l’Italia è la culla della cristianità e la Capitale la sede del Papa, più che concreta. Ma, avverte il ministro, “non sarebbe prudente dare alle parole di al-Baghdadi un significato esclusivamente metaforico. Questo perché dobbiamo sempre considerare la platea a cui egli si rivolge ed il rischio che menti deboli e facilmente influenzabili possano lasciarsi suggestionare dai messaggi del loro capo politico e spirituale, interpretandoli alla lettera”. Il pericolo, dunque, “richiede la massima vigilanza e l’interesse verso ogni segnale premonitore, anche quello apparentemente più tenue, che possa consentire la diagnosi precoce di eventuali rischi per la sicurezza interna o per gli interessi italiani all’estero”. In cima alle preoccupazioni di servizi e forze di polizia ci sono senz’altro i ‘foreign fighters’, estremisti islamici, spesso appartenenti alla seconda generazione di immigrati, che pur non avendo nazionalità siriana o irachena decidono, generalmente dopo un periodo di auto-indottrinamento, di raggiungere i teatri bellici per unirsi ai combattimenti. Tra questi si stimano ben 2.300 europei ed anche l’Italia è interessata dal flusso. “Allo stato attuale – dice il titolare del Viminale – nell’esodo verso la Siria risultano coinvolte finora 48 persone collegate a vario titolo al nostro Paese, di cui 2 di nazionalità italiana, una il genovese Giuliano Delnevo, convertitosi all’Islam e morto nei pressi di Aleppo nel giugno dello scorso anno, mentre l’altra persona è un giovane marocchino naturalizzato che si trova attualmente in un altro Paese europeo”. Il rischio è che queste persone, appreso il know-how nei teatri di guerra, poi tornino in Italia con progetti ostili. L’attenzione sul fenomeno, assicura Alfano, è massima, come sui centri di aggregazione religiosa islamica: sono stati censiti nel territorio nazionale 514 associazioni e 396 luoghi di culto, tra cui le quattro moschee di Roma, Milano, Colle Val d’Elsa e Ravenna. Ma il ministro ritiene anche che il contrasto più efficace al terrorismo passi per un adeguamento normativo. “Bisogna – sostiene – che sia sempre possibile contestare il delitto di partecipazione a conflitti armati o ad atti di terrorismo che si svolgano fuori dai nostri confini: anche quando il responsabile sia un ‘lupo solitario’, cioè non risulti appartenere ad alcuna associazione di stampo terroristico né abbia svolto il ruolo di reclutatore”. E sull’aspirante miliziano, aggiunge, dovrebbe essere “possibile applicare la sorveglianza speciale con obbligo di dimora. Ciò avrebbe lo scopo di vanificare sul nascere il tentativo di recarsi nei luoghi della guerra santa sottoponendo l’autore a uno stretto controllo di polizia”. L’informativa del responsabile del Viminale è stata giudicata “deludente” da M5S, mentre la Lega ha chiesto che si sospenda Mare Nostrum, altrimenti le dimissioni del ministro. Per Forza Italia così come per Scelta Civica è necessaria la costituzione di una commissione d’inchiesta permanente, sul modello dell’ antimafia. Il Nuovo Centrodestra propone infine una conferenza internazionale sulla sicurezza e una missione di pace in Libia.
(di Massimo Nesticò/ANSA)

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