Da O.J. Simpson a Cantat, quando i vip massacrano le donne

ROMA. – Ricchi, famosi e violenti con le loro donne. Oscar Pistorius è solo l’ultimo di una lunga lista di personaggi celebri che si sono ‘distinti’ per aver aggredito, picchiato brutalmente e ucciso mogli e fidanzate e se la sono poi cavata con una condanna più o meno dura senza che comunque la violenza perpetrata oscurasse minimamente la loro fama. Capostipite di tutti i mariti violenti e impuniti è naturalmente O.J. Simpson, la star del football americano che nel 1994 uccise la moglie Nicole Brown e un amico e, grazie a un ‘dream team’ di avvocati, fu assolto all’unanimità. Un verdetto che sconvolse l’opinione pubblica di tutto il mondo e fu poi ribaltato dal processo civile che lo condannò a risarcire le famiglie delle vittime. Degno erede di Simpson è Mike Tyson, la cui vita è stata e continua ad essere costellata da episodi di violenza dentro e fuori dal ring. Tra gli episodi più bassi della carriera parallela del pugile quello accaduto alla fine del ’91 quando, a un passo dal titolo mondiale dei pesi massimi, Tyson fu accusato di stupro dalla reginetta di bellezza Desiree Washington. Condannato a 10 anni di carcere, dopo un processo spettacolare seguito da tutta l’America il campione di pugilato ne scontò solo quattro, beneficiando di uno sconto per buona condotta. Ha interpretato il ruolo di un lottatore nel film ‘The Wrestler’, mentre i calci e i pugni che sferrò alla moglie Carre’ Otis erano tutt’altro che finzione. Nel 1994 Mickey Rourke finì in galera per aver aggredito la bellissima attrice conosciuta sul set di ‘Orchidea Selvaggia’, ma fu subito rilasciato dietro il pagamento di una cauzione da 50mila dollari. Trentatré i giorni passati in prigione da un altro ‘dannato’ del cinema: Sean Penn che, a fine anni ’80, aggredì l’allora moglie Madonna. Nessuna pena, ma numerosi premi ricevuti dopo la confessione a cuore aperto per il rapper Emimen che nel 2010 nel brano ‘Love The Way You Lie’ raccontò dei ripetuti episodi di violenza domestica contro la moglie Kim, dilungandosi su “quanto avesse desiderato ucciderla brutalmente”. Nella canzone Eminem duettava con Rihanna, la star del pop che le percosse invece di darle le aveva subite dall’allora fidanzato Chris Brown. Nel 2009 le foto del suo viso tumefatto fecero il giro di tutti i siti e lui venne condannato a cinque anni di libertà vigilata. Uscito di galera dopo solo quattro anni, Bertrand Cantat, ex cantante del gruppo francese Noir Desir, che nel 2003 massacrò a morte la sua compagna, l’attrice Marie, figlia di Jean-Louis Trintignant. Il collezionista miliardario Charles Saatchi, invece, liquidò come un momento di “rabbia scherzosa” il tentativo di strangolare la moglie, la star della cucina britannica Nigella Lawson. Le immagini shock delle mani di lui attorno al collo della consorte mentre erano seduti al ristorante, finirono comunque su tutti i tabloid. E c’è chi è arrivato persino a formulare un teorema della violenza sulle donne. Nel 1965, in un’intervista Sean Connery dichiarò che “non c’è nulla di male nel picchiare una donna”. Anzi, “un ceffone è più che giustificato se lei è una stronza, isterica o aggressiva”. Errori di gioventù? Non proprio. Vent’anni dopo in un’altra intervista, sir Connery ribadì: “Non ho affatto cambiato idea, non penso che picchiare una donna sia sbagliato, dipende in tutto e per tutto dalle circostanze”. (di Benedetta Guerrera/ANSA)

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