I ministri si preparano a sforbiciare le spese

Pubblicato il 15 settembre 2014 da redazione

ROMA.  – Mano alle forbici per tutti i ministri, alle prese con il ‘compito’ affidato loro da Matteo Renzi di stilare una lista dei risparmi possibili in ogni dicastero (target circa il 3%) senza ricorrere ai vituperati tagli lineari. Lavoro che ha sollevato più di qualche mal di pancia, nonostante il commissario alla spending review Carlo Cottarelli dica di non aver visto “malumori generali”. Perché dalla Salute alla Difesa, in molti sentono di aver già dato alla causa dei conti pubblici negli ultimi anni e sono poco propensi, o hanno davvero poco margine, per ridurre spese già al lumicino. Lo sforzo chiesto a ogni ministro, peraltro, è poco più che simbolico rispetto all’obiettivo di 20 miliardi indicato dal premier, che dovrebbero servire a confermare gli impegni già presi (bonus degli 80 euro in primis) ma anche ad avere margini per spingere una ripresa che, stando alle ultime previsioni Ocse è sempre più lontana (niente manovra, assicura comunque Delrio). Per reperire le risorse al Tesoro si sta ragionando su tutto, compreso un nuovo intervento sull’Iva (che potrebbe dare 1,5-2 miliardi al massimo) rivedendo in modo selettivo i regimi agevolati al 4 e al 10%. Intervento che chiede l’Europa ma che è ‘delicato’ e quindi molto difficile da attuare, e che ha già scatenato la levata di scudi dei commercianti (si tradurrebbe, denuncia Confesercenti, in un aggravio da 5 miliardi per le famiglie) ma non piace nemmeno all’alleato di governo Ncd.  In pochi, comunque, hanno rispettato l’ideale deadline del weekend per presentare la propria ‘due diligence’ e la maggior parte dei dossier arriverà solo nei prossimi giorni. I tecnici, comunque, stanno già valutando i documenti pervenuti a Palazzo Chigi, che saranno discussi nei prossimi giorni. La più efficiente sicuramente è stata Beatrice Lorenzin, che continua nella strenua difesa del Fondo sanitario nazionale e ha presentato già venerdì il suo paper con circa 40 milioni di tagli alle attività svolte direttamente dal ministero. E questo è quanto, almeno per ora. Perché la partita sulla sanità è tutt’altro che chiusa e nel mirino ci sono proprio quei risparmi contenuti nel Patto per la Salute che dovrebbero essere “reinvestiti in sanità” e che invece potrebbero essere dirottati sulla via dell’interesse generale. L’intervento, ripetono da Palazzo Chigi, sarà comunque sugli sprechi non certo sui servizi, e le Regioni lo sanno, ma quello che si potrà portare a casa con i costi standard a regime difficilmente resterà nel budget del Servizio sanitario. In ogni caso si guarda al prossimo anno, non certo a un taglio sul 2014. Anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha mandato (ieri) il suo documento conclusivo con tagli che ammontano al “3-4%” del budget del ministero, già peraltro falciato negli ultimi anni manovra dopo manovra. Al lavoro anche ai Beni Culturali, ma “senza toccare il Fus” come ha ribadito più volte il ministro Dario Franceschini. Così come alle Infrastrutture, dove, ha assicurato Maurizio Lupi nei giorni scorsi, non si toccheranno investimenti e opere pubbliche. L’importante, ha però chiarito il ministro della Difesa Roberta Pinotti, è che ‘paghino’ tutti: “Noi non ci tiriamo fuori dal processo di spending review – ha sottolineato – ma questo va fatto in tutte le amministrazioni, con la stessa oculatezza, perché non ci deve essere un’amministrazione che paga sempre”. Il comparto ha già dato quest’anno 400 milioni per coprire il bonus, e i tecnici ora stanno lavorando per vedere se sia possibile stringere ancora la cinghia, anche se, si ricorda, è già in corso l’attuazione della riforma dello strumento militare approvata lo scorso anno, che porterà a una sostanziosa riduzione del personale della Difesa. E in più, si fa notare, dal prossimo anno ci sarà un risparmio anche sulle missioni internazionali, visto che il 31 dicembre si chiude la missione in Afghanistan, che impegna ancora circa 2000 militari italiani. (di Silvia Gasparetto/ANSA)

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