“La coalizione del terrore”, al Qaida si allea con l’Isis

BEIRUT. – Una “coalizione del terrore” per rispondere a quella a guida americana contro lo Stato islamico. E’ questa la proposta lanciata all’Isis da due branche regionali di Al Qaida, che chiedono di mettere da parte le divergenze, sorte in particolare in Siria, per tornare a combattere uniti l’America e tutto l’Occidente. L’inquietante messaggio si accompagna a una minaccia di “giornate nere” promesse agli occidentali e ai loro alleati arabi che, in una conferenza a Parigi di 27 Paesi, si sono impegnati a combattere con “ogni mezzo necessario” la minaccia globale dell’Isis. A firmarlo sono state le branche maghrebina (Aqmi) e yemenita (Aqpa) di al Qaida, le quali hanno esortato i “fratelli mujaheddin in Iraq e nel Levante a unirsi “contro la campagna dell’America e della sua coalizione diabolica”. L’invito è rivolto all’Isis perché metta fine alla sua guerra non solo ai governi siriano e iracheno, ma anche agli altri gruppi ribelli jihadisti, primo fra tutti il Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaida, rimasta fedele al leader dell’organizzazione terrorista, Ayman Al-Zawahri. “Fate del vostro rifiuto della miscredenza un fattore di unità”, aggiungono le due organizzazioni, rivolgendosi anche agli altri gruppi di ribelli e alle varie tribù sunnite in Siria e Iraq perché non siano “ingannati dall’America” e non diventino “le sue pedine”. L’esempio di come lo Stato islamico e Al Qaida potrebbero far fronte comune sotto la minaccia di un nemico comune è dato del resto dalle operazioni condotte congiuntamente nelle parti del territorio siriano ancora sotto il controllo del regime. Come nel Qalamun, a nord di Damasco, a ridosso del confine con il Libano. O come nelle zone frontaliere dello stesso Paese dei Cedri, dove hanno lanciato un’offensiva congiunta il mese scorso, ritirandosi solo dopo aver preso come ostaggi decine di soldati e poliziotti libanesi che minacciano di decapitare. Intanto, mentre il segretario alla Difesa americano Chuck Hagel ha confermato che gli Usa intendono colpire anche in Siria “i santuari” dello Stato islamico, Damasco ha criticato la conferenza di Parigi, a cui non è stata invitata, affermando che la guerra al terrorismo non può avere successo senza la partecipazione del regime di Bashar al Assad. Il vice ministro degli Esteri Faysal Mikdad ha anche accusato due dei partecipanti, cioè l’Arabia Saudita e la Turchia, di avere svolto “un ruolo di primo piano nel sostenere i gruppi terroristi, compreso lo Stato islamico in Siria negli ultimi anni”. L’aviazione siriana continua intanto essa stessa a bombardare le posizioni dell’Isis nella provincia settentrionale di Raqqa. Secondo l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), diversi membri di una famiglia sono stati uccisi da un jet governativo che è precipitato sulla loro casa dopo essere stato colpito dalla contraerea dello Stato islamico. (Alberto Zanconato/Ansa)