La legge elettorale si sblocca, in arrivo modifiche concordate

ROMA. – La legge elettorale sembra finalmente prendere l’abbrivio in Senato, dopo sei mesi di stop in attesa dell’approvazione della riforma costituzionale. A sbloccarla è stato l’incontro di mercoledì tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, che ha preannunciato “modifiche concordate”. Il premier vuole camminare di buon passo senza correre, lasciandosi la possibilità di una accelerazione a fine novembre, nel caso in cui la situazione generale spinga verso le urne. E la minoranza interna del Pd ha riacceso la miccia della polemica con il segretario-premier proprio sulle riforme. “Spero che la legge elettorale venga calendarizzata la prossima settimana. E’ una priorita’”, ha detto in mattinata il premier. A stretto giro di posta la presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro ha annunciato che convocherà l’ufficio di presidenza proprio la prossima settimana per incardinare l’Italicum: il che significa che esso partirà concretamente la settimana successiva. E già questo fa capire che non c’è intenzione di correre bensì di procedere con passo deciso ma con una tempistica precisa. Un motivo è che la legge elettorale al Senato deve marciare parallelamente alle riforme costituzionali, incardinate in Commissione Affari costituzionali della Camera. Qui Emanuele Fiano, responsabile del Pd per le riforme e anche relatore, ha ammonito la minoranza interna alla “responsabilità”. Questa ultima infatti la sera prima si è riunita con Pier Luigi Bersani e Gianni Cuperlo affilando le armi proprio su Italicum e riforme costituzionali. La minoranza, come ha detto esplicitamente Alfredo D’Attorre, vuole frenare sulla legge elettorale, temendo i “pensieri reconditi di Renzi”, cioè le urne anticipate. Lo stesso timore lo hanno gli alleati più piccoli, come ha spiegato Fabrizio Cicchitto di Ncd, mentre mercoledì sera Renzi ha spiegato a Berlusconi che si tratta di un timore infondato. Oltretutto, ha sottolineato, l’Italicum, così come è stato approvato a Montecitorio, vale solo per l’elezione della Camera. La sua approvazione in autunno in Senato garantirebbe che non si voterà prima della riforma costituzionale del Senato. Ragionamento fatto presente anche agli alleati. Ma nel caso di un precipitare della situazione, Renzi si riserva la carta di inserire nell’Italicum anche le norme per il Senato quando il testo arriverà nell’Aula di Palazzo Madama, a fine novembre. Quanto alle “modifiche concordate”, al momento di certo c’è l’innalzamento dal 37 al 40% della soglia per avere il premio di maggioranza senza passare per il secondo turno. La mediazione sulle preferenze, e cioè capolista bloccato e preferenze per gli altri candidati, avrebbe convinto Denis Verdini ma non ancora del tutto Berlusconi. Verdini ha fatto notare a Berlusconi che Forza Italia eleggerà un solo candidato nella maggioranza dei collegi e quindi la soluzione sarebbe soddisfacente. Questa andrebbe bene anche a Ncd visto che si parla anche di multicandidature: in questo modo i leader si candiderebbero in più collegi ma naturalmente opterebbero solo per uno, consentendo così la corsa con le preferenze agli altri candidati. (di Giovanni Innamorati/ANSA)