Minaccia come l’11 settembre. L’Italia innalza ancora le sue difese

ROMA. – L’Italia innalza ancora le sue difese contro il terrorismo jihadista. La minaccia dell’Isis è stata definita dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, “paragonabile solo a quella di al Qaeda dell’11 settembre” e la nostra partecipazione alla coalizione che sta bombardando le basi del califfato in Siria potrebbe scatenare reazioni. Roma continua pericolosamente a ricorrere nei messaggi ostili diffusi sul web e l’attenzione è ai massimi livelli, con il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (che mette insieme esponenti di forze di polizia e intelligence) riunito in permanenza. Negli ultimi quattro mesi sono stati diramati una ventina di ‘warning’ relativi a possibili minacce per l’Italia riferibili all’Isis. Gli approfondimenti non hanno dato riscontri ed il ministro ha sottolineato come “le risultanze investigative non evidenziano al momento l’esistenza di specifiche progettualità ostili volte a colpire obiettivi collocati nel territorio nazionale o interessi del nostro Paese all’estero”. Ma, ha osservato Alfano, “le più recenti esternazioni dell’Islamic State, dichiaratamente minacciose nei confronti dell’Italia e di Roma, rendono indispensabile elevare il livello di guardia, tenuto conto anche che l’offensiva delle forze di cooperazione in territorio siriano potrebbe innescare forme di reazione”. E’ dunque “necessario non trascurare alcun segnale di pericolo, anche il più tenue, mantenendo il costante controllo degli obiettivi maggiormente esposti e rafforzando l’azione di monitoraggio e di intelligence investigativa, specie nei riguardi dei luoghi, sia reali che virtuali, dove possono avvenire forme di incitamento alla violenza, se non proprio di reclutamento di aspiranti jihadisti”. Dopo le decapitazioni di ostaggi americani e inglesi, è toccato al francese Hervé Gourdel. Aumenta dunque la preoccupazione anche per i sei sequestrati italiani. Il riserbo è massimo sulla loro sorte, anche se da quanto filtra sembra non siano nelle mani di gruppi riconducibili all’Isis. Per ora l’Italia ha assunto un ruolo abbastanza defilato nei raid della coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti, contro le basi Isis in Siria. Ma si teme la possibile reazione dei jihadisti, con la chiamata alle armi contro il comune nemico occidentale. Roma ha un altissimo valore simbolico, in quanto culla della cristianità e sede del Papa. L’attenzione è dunque massima in città ed in Vaticano. C’è il pericolo del ritorno dei ‘foreign fighters’, una quarantina di combattenti passati per l’Italia (almeno due con passaporto italiano) e andati a combattere in Siria. Su questo fronte Alfano ha ribadito la necessità di rafforzare gli strumenti normativi. “Sto perfezionando, in stretta concertazione con il ministero della Giustizia – ha riferito – disposizioni in grado di mettere i ‘foreign fighters’ in condizione di non poter nuocere e, una volta intercettati, anche di allontanarli dal territorio nazionale, ampliando le possibilità di espulsione”. (Massimo Nesticò/Ansa)

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