Afghanistan: strage talebani 100 i morti e 15 i decapitati

KABUL. – E’ allarme rosso talebani in Afghanistan ad appena due giorni dalla cerimonia di insediamento, fissata per lunedì, del nuovo presidente Ashraf Ghani Ahmadzai. Nella provincia centro-orientale di Ghazni, infatti, molte centinaia di insorti hanno sferrato un attacco ad un distretto, uccidendo un centinaio di persone e decapitandone almeno quinidici. La conferma della strage compiuta in Ajristan è stata fornita all’Ansa dal vice-governatore della provincia, Mohammad Ali Ahmadi. Secondo lui i militanti sarebbero sul punto di impadronirsi del distretto e solo un rapido intervento di rinforzi e un appoggio aereo può sventare il pericolo. Il vice capo della polizia provinciale, Asadullah Ensafi, ha anche lui confermato le decapitazioni, aggiungendo che almeno 60 case in vari villaggi sono state date alle fiamme, mentre “gli scontri continuano”. Ahmadi ha precisato che fra le vittime accusate di essere “agenti del governo” vi sono molti esponenti della Polizia locale afghana (Alp), una forza creata su base etnica ed addestrata ad affrontare i diversi gruppi armati anti-governativi, e numerosi loro famigliari. In dichiarazioni all’agenzia di stampa Pajhwok, tuttavia, il portavoce dei talebani Qari Yousaf Ahmadi ha respinto le accuse di massacri di civili rivelando poi che i nostri militanti “non hanno ancora preso il controllo dell’intero distretto, anche se al suo interno sono stati catturati numerosi check-point”. A rassicurare tutti è intervenuto il portavoce del ministero dell’Interno a Kabul, Siddiq Siddiqi, secondo cui “il capo della polizia di Ghazni e molte altre truppe stanno dirigendosi verso l’Ajristan per respingere l’offensiva talebana”. Ma la tensione resta alta perché, ha sostenuto il deputato eletto in Ghazni, Arif Rahmani, “se cade questo distretto, ne possono cadere a catena anche altri, come Qarabagh e Nawa, e questo sarebbe un segnale molto negativo per il nuovo governo”. I seguaci del Mullah Omar, dopo aver bocciato la nomina di Ghani e il governo di unità nazionale che condividerà con lo sconfitto nel ballottaggio Abdullah Abdullah, hanno intensificato le operazioni militari nelle province di Kunduz, Nagarhar, Kandahar, Logar e Helmand. In questa ultima in pericolo sarebbe lo storico e travagliato distretto di Sangin. Infine, ad aggravare il clima generale ed i possibili risvolti futuri del conflitto interno afghano, il capo del Consiglio provinciale di Ghazni, Abdul Jame Jame, ha avvertito che nel distretto di Andar della stessa provincia sono stati segnalati militanti che fanno riferimento all’Isis. Responsabili della sicurezza locale hanno rivelato che sarebbero giunte in Andar a sostegno dei gruppi terroristici 13 donne kamikaze di origine turca. E Jame ha aggiunto che questi militanti filo-Isis “sventolano in aria le loro bandiere nere parlando in arabo, punjabi e farsi. Si sono trasferiti qui – ha assicurato – con forze poderose ed aggressive”. Tutto questo accade mentre il presidente uscente Hamid Karzai cederà lunedì dopo 13 anni il potere a Ghani e mentre la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) continua il suo ripiegamento che si concluderà il 31 dicembre. Attualmente restano in territorio afghano 41.000 militari stranieri, di cui 29.000 americani. E nel 2015 si costituirà una forza militare straniera di appoggio ad esercito e polizia afghani solo se il nuovo presidente firmerà rapidamente, come ha peraltro promesso di fare, sia l’Accordo bilaterale di sicurezza (Bsa) con gli Usa sia un secondo con la Nato. (Maurizio Salvi/Ansa)

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