Obama, abbiamo sottovalutato l’Isis. Al Qaida minaccia l’Occidente

Pubblicato il 28 settembre 2014 da redazione

NEW YORK. – Barack Obama ammette: gli Stati Uniti hanno sottovalutato l’Isis e i suoi progressi in Siria, dove la guerra civile ha creato le condizioni per il rafforzamento e l’avanzamento dello Stato islamico. Mentre in Iraq la battaglia si avvicina a Baghdad e si rincorrono le voci sull’uccisione del capo presunto del gruppo Khorasan, Obama ha fatto ‘mea culpa’ su alcuni errori di valutazione: l’intelligence, ha sottolineato, “ha sottostimato quello che stava accadendo in Siria”, divenuta “l’epicentro per i jihadisti di tutto il mondo”. Si susseguono intanto, dopo quelle di ieri, le minacce del Fronte al Nusra, ramo siriano di al-Qaida. A parlare, questa volta, ed è la prima – in un audio postato su internet – è Abu Nohammad al-Julani, capo dell’organizzazione, che ha avvisato i popoli occidentali che continuare i bombardamenti contro i jihadisti in Siria “porterà la guerra” nei loro Paesi. “I vostri dirigenti non saranno i soli a pagare il prezzo della guerra. Voi pagherete il prezzo più alto”, ha tuonato rivolgendosi ai cittadini dell’Occidente. Errori, secondo Obama, ci sono stati anche sul fronte iracheno. “Abbiamo sopravvalutato la capacità dell’Iraq si combattere gli estremisti”, ha affermato il presidente Usa in un’intervista a ’60 Minutes’. Proprio le forze irachene hanno respinto un attacco dell’Isis a 40 chilometri da Baghdad, in una battaglia durata cinque ore, con le tribù sunnite che hanno aiutato le forze filo-governative irachene. I raid di Stati Uniti e alleati nel frattempo proseguono: negli ultimi due giorni ce ne sono stati otto in Iraq e in Siria, alcuni condotti con droni. Colpite delle raffinerie dell’Isis, di cui una vicino al confine con la Turchia. Preme per un’estensione degli attacchi aerei britannici il premier britannico, David Cameron, che punta a ottenere il via libera a missioni oltre che in Iraq anche in Siria. Ma per farlo ci vuole un altro passaggio alla Camera dei Comuni. La forza militare, ha spiegato Obama, è necessaria per arginare l’Isis e “metterlo all’angolo”, ma allo stesso tempo è necessaria una soluzione politica . Insomma una lotta su “due fronti” quella contro l’Isis, che deve passare per un allentamento delle tensioni fra sunniti e sciiti, perché la battaglia fra queste due “sette é la causa maggiore di conflitto nel mondo”. Gli Stati Uniti e gli alleati, ha aggiunto Obama, dovranno proporre soluzioni politiche in Iraq e Siria, anche se al momento la priorità è distruggere l’Isis. “Dobbiamo respingerli, ridurre il loro spazio e lavorare per eliminare il flusso di combattenti stranieri”. Un colpo durissimo gli Stati Uniti e gli alleati potrebbero averlo inflitto al gruppo Khorasan, di cui avrebbero in uno dei raid ucciso il leader. L’indiscrezione, che circola da giorni, non è confermata ma è stata rilanciata da un esponente jihadista su twitter e ripresa dal Site, lo scrupoloso centro americano di sorveglianza dei siti islamici. L’azione militare per indebolire l’Isis, ribadisce comunque la Casa Bianca, non include lo spiegamento di truppe sul campo. Un messaggio al quale tuttavia gli americani non credono: il 72%, secondo un sondaggio di Wall Street Journal e Nbc, ritiene che saranno dispiegate truppe di terra. Convinto che sia necessario l’invio di soldati americani sul terreno è anche lo speaker della Camera, John Boehner. Prima o poi, ha affermato, sarà necessario: “Vogliono ucciderci, e se non li distruggiamo prima noi ne pagheremo il prezzo”. Le minacce di attacchi terroristici in tutto il mondo lanciate ieri sera dal fronte al Nusra, braccio siriano di al Qaida che sembra essersi saldato in un’alleanza del terrore con i vecchi nemici dell’Isis, sembrano dargli ragione.

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