Il Veneto guarda alla Scozia e vuole il referendum sull’indipendenza

Pubblicato il 30 settembre 2014 da redazione

VENEZIA. – Tira dritto il Veneto, guarda alla Scozia e alla Catalogna, ed assesta in rapida successione due colpi – uno attivando un conto per la raccolta fondi da privati e l’altro sul filo della dialettica costituzionale con il governo davanti alla Consulta – per arrivare a poter svolgere i referendum consultivi sull’indipendenza e sull’autonomia differenziata della Regione. Per il governatore del Veneto Luca Zaia, illustrando l’uno-due deciso dalla giunta, prende il via “una grande pagina di democrazia”, che è l’inizio di “viaggio, che abbiamo voluto costituzionale, legittimo, giuridicamente inattaccabile”. Sul piatto c’è da contrastare l’azione del governo che a inizio agosto si è messo di traverso, con una impugnazione delle due leggi referendarie, alle decisioni prese dal consiglio regionale del Veneto il 31 maggio scorso. Dopo lunghi dibattiti e rinvii, l’assemblea aveva detto sì alle leggi mirate a indire le due consultazioni. Un passo epocale che aveva accesso gli animi già caldi del fronte separatista, quello del referendum on line che, a loro dire, era risultato ‘plebiscitario’ per il sì al’indipendenza. Su proposta del ministro per gli affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, era però arrivato lo stop del governo. Il consiglio dei Ministri aveva deciso di impugnare le due leggi venete in quanto conterebbero disposizioni in contrasto con alcuni articoli della Costituzione, tra cui quelli dei principi fondamentali indicati negli articoli 3 e 5 (quest’ultimo sulla Repubblica, unica e indivisibile, che riconosce e promuove le autonomie locali). Si era scatenata una reazione accesa, specie in casa Lega – ma anche i parlamentari veneti di M5S avevano parlato di uno sbaglio del governo – e Zaia aveva detto che il Veneto non si sarebbe arreso, che avrebbe resistito “in causa”. La duplice risposta è arrivata: prima l’annuncio dell’incarico dato a due costituzionalisti – gli avvocati Mario Bertolissi e Ivone Cacciavillani – di difendere di fronte alla Corte Costituzionale le due leggi regionali; poi, quello che da lunedì sarà reso operativo un conto corrente, già aperto, dove far confluire i versamenti volontari per il finanziamento del referendum per l’indipendenza, come previsto dalle norma regionale. Per quello sull’autonomia, invece, i fondi possono essere ricavati dalle finanze regionali. “Questo conto – ha commentato Zaia – è la migliore risposta agli scettici che andavano dicendo che non si sarebbe mai arrivati ai blocchi di partenza, la dimostrazione che non si può chiudere la bocca a un popolo che chiede di esprimersi”. Il governatore ha spiegato che ogni atto è all’interno di un “percorso di legittimità”, ma manda un messaggio chiaro al governo: “Nessuno può impedire ai veneti di esprimersi”. Fatti due conti, per fare il referendum consultivo ci vogliano 14 milioni di euro da raccogliere attraverso sottoscrizioni spontanee di privati. Una bella cifra, ma per il governatore sarebbe bello che fosse il primo referendum finanziato da privati “e vorrei vedere quale governo lo impugnerebbe per questo”. In ogni caso, il conto aperto da lunedì prevede diverse tutele, compresa l’eventuale restituzione dei fondi affluiti. (Roberto Nardi/Ansa)

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