Messico: polizia reprime protesta, 58 studenti scomparsi

CITTÀ DEL MESSICO. – Sembrava una protesta studentesca come le tante altre organizzate negli ultimi anni nello stato di Guerrero, Messico meridionale, ed invece si è tramutata in una tragedia. Un gruppo di studenti, in maggioranza indigeni, della Scuola magistrale ‘Raul Isidro Burgos’ di Ayotzinapa, è giunto venerdì scorso nella città di Iguala per celebrare il 46esimo anniversario del massacro di Tlatelolco del 2 ottobre 1968, quando oltre 300 studenti vennero uccisi dai reparti speciali dell’esercito e della polizia a pochi giorni dalla cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi di Città del Messico. Gli studenti hanno raccontato che alcuni uomini armati, spalleggiati da una ventina di agenti della polizia municipale, li hanno affrontati sostenendo che avevano rubato i veicoli su cui viaggiavano. In pochi minuti, la discussione è degenerata e gli agenti hanno aperto il fuoco contro gli studenti, che si sono messi a correre terrorizzati per le vie della città. Alcune ore più tardi, un commando armato ha aperto il fuoco contro un gruppetto di studenti che si erano fermati a raccontare l’episodio ad alcuni giornalisti locali. Mentre un altro gruppo armato ha sparato con fucili mitragliatori contro un pullman su cui viaggiava una squadra di calcio di terza divisione: Los Avispones di Chilpancingo. Il bilancio finale degli assalti è stato di sei morti: due studenti, due giovani calciatori, un tassista passato per caso sulla linea di fuoco e la sua passeggera. Altre 25 persone risultano ferite e 58 studenti sono scomparsi, secondo quanto hanno denunciato i loro compagni di Ayotzinapa. Solo due giorni dopo la scomparsa, le autorità dello Stato di Guerrero hanno cominciato le ricerche degli studenti scomparsi. Mentre ieri il governo federale ha inviato l’esercito ed ha autorizzato l’uso di elicotteri. Soldati e polizia dello Stato si sono uniti nelle ricerche, che si sono estese anche agli ospedali e agli obitori. Controllata, senza esito, anche una caserma dell’esercito, dove si pensava che gli studenti avessero cercato rifugio. La sorte dei 58 studenti, che non si sono ancora messi in contatto con le loro famiglie, rimane un mistero. Secondo il procuratore generale di Guerrero, Inaky Blanco Cabrera, gli studenti potrebbero essersi rifugiati in qualche luogo impervio della foresta temendo di essere ancora in pericolo, oppure potrebbero essere stati sequestrati dal commando armato che ha aperto il fuoco contro i loro compagni, che sarebbe composto da sicari dei narcos. Il procuratore ha intanto ordinato l’arresto dei 22 agenti che hanno sparato agli studenti. La stampa locale scrive però che la decisione è stata contestata dai familiari degli agenti che, spalleggiati da un gruppo armato, hanno anche tentato di attaccare la caserma di Acapulco dove sono rinchiusi i loro congiunti per liberarli. Lo stato di Guerrero ha una lunga storia di violenza politica, che in diverse occasioni ha visto tra le vittime anche insegnanti e studenti, ed è teatro di sanguinose lotte tra i cartelli dei narcos di Sinaloa, della Famiglia Michoacana e dei Beltran Leyva per il controllo delle coltivazioni di papavero da oppio e di marijuana.