Ebola: ipotesi contagio aereo. In Usa 100 persone a rischio

NEW YORK. – Cresce la paura Ebola negli Usa. Sono almeno 100 in Texas le persone considerate a rischio, quelle potenzialmente esposte al contagio per essere venute a contatto – direttamente o indirettamente – col paziente liberiano ricoverato a Dallas. Nessuno però mostrerebbe al momento i sintomi della malattia. E mentre dalle Hawaii arriva la notizia di un nuovo caso sospetto, dalla Liberia il capo della missione Onu, Anthony Banbury, lancia l’allarme su quello che è un vero e proprio scenario da incubo: “Il virus dell’Ebola potrebbe mutare e diffondersi per via aerea se l’epidemia non verrà messa sotto controllo velocemente”. Certo, ha spiegato l’esperto, si tratta di un’ipotesi “improbabile”, “ma che non può essere esclusa”. Una corsa contro il tempo, dunque, con l’inviato delle Nazioni Unite che dopo aver visitato in Africa Occidentale le zone in cui si annidano i focolai della malattia parla senza mezzi termini di “disastro”: “Mai visto niente di simile”. E per dare una dimensione dell’emergenza ci sono anche gli ultimi dati sulla situazione in Sierra Leone, forniti dalla organizzazione “Save the Children”: i casi di contagio sono cinque ogni ora, un ritmo che va al di là di ogni previsione. E il numero potrebbe raddoppiare entro fine mese. Comincia, però, a tremare anche l’Occidente. In Texas i controlli su chi ha incontrato il paziente liberiano Eric Duncan sono a tappeto. Nonostante l’elevato numero di persone messe sotto controllo al momento però solo un gruppo di esse viene tenuto in isolamento per verificare se si sviluppano i sintomi della febbre emorragica: principalmente vomito e diarrea. Tra coloro che sono stati messi in quarantena i familiari di Duncan (verso cui è stato spiccato l’ordine di non uscire di casa, visto che un primo invito da parte delle autorità era stato disatteso) e i medici e paramedici che trasportarono il paziente in ospedale e per primi se ne presero cura. Una delle preoccupazioni principali è legata a cinque bambini che sono stati in contatto col paziente liberiano, con ben quattro scuole di Dallas messe sottosopra per assicurarsi che non ci siano pericoli di infezione. Ma molti genitori non si fidano, e da giorni – riportano i media locali – non mandano i figli a scuola. Intanto monta la polemica per l’errore di sottovalutazione compiuto al Texas Presbyterian Hospital di Dallas quando Duncan si recò per la prima volta al Pronto soccorso con tutti i sintomi dell’Ebola, ma fu incredibilmente rispedito a casa. Eppure – raccontano i suoi familiari – aveva chiaramente spiegato di essere da poco arrivato a Dallas dalla Liberia via Bruxelles e Washington. L’uomo – secondo il racconto fatto dal New York Times – avrebbe contratto il virus poco prima di partire per gli Usa per aver aiutato a recarsi in ospedale una ragazza di 19 anni incinta e affetta dal virus. Ragazza che sarebbe morta nei giorni scorsi. Dalla Liberia arriva però la notizia che Duncan sarebbe stato incriminato per aver mentito sul formulario sanitario alla partenza da Monrovia, rispondendo ‘no’ alla domanda in cui si chiedeva se avesse avuto contatti con malati di Ebola. Al di là degli aspetti sanitari, c’é anche un altro risvolto da non sottovalutare. A ricordarlo è stata la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, sottolineando come Ebola può porre dei “rischi significativi sul fronte economico e finanziario per il mondo intero”. Mentre chi fa già i conti con l’epidemia sono le compagnie aeree, i cui titoli continuano a crollare in Borsa, e su cui aleggia lo spettro di un ripetersi delle perdite subite ai tempi della Sars. (Ugo Caltagirone/Ansa)

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