Draghi, la ripresa frena. In campo 1.000 miliardi

NAPOLI. – Mille miliardi in campo per resuscitare il credito bancario nel sud Europa, scongiurare il rischio deflazione e rintuzzare una ripresa che non decolla, con l’impegno unanime della Bce a ulteriori misure se i prezzi non guadagneranno velocità. Ma Mario Draghi, che presiede un inusuale consiglio Bce in quella cornice pittoresca ma altamente simbolica della crisi che è Napoli, rinvia al mittente le accuse all’Eurotower per la responsabilità della crisi: “la colpa non è della Bce”, che ha evitato il collasso del sistema e nulla può se non torna la fiducia di famiglie e imprese. Ai mercati però non basta: le borse europee ‘bruciano’ 222 miliardi, con Piazza Affari che ne lascia 19 sul terreno segnando un -3,9%, seguita da Parigi (-2,8%), Francoforte (-1,99%) e Londra che perde l’1,69%. In una due giorni a Napoli fra incontri con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e fra proteste contenute da un imponente schieramento di forze dell’ordine, la Bce come atteso ha lasciato i tassi fermi allo 0,05%, e delineato il suo programma di acquisto degli Abs, i titoli che impacchettano prestiti a famiglie e imprese (con una deroga per includere anche Grecia e Cipro), e delle obbligazioni garantite bancarie a metà ottobre. E’ la parte conclusiva del pacchetto di giugno – assieme a tassi negativi e maxi prestiti ‘Tltro’ – che da sola, nelle stime della Bce, un potenziale di ben 1.000 miliardi di euro. Una cifra in grado di riportare le lancette del bilancio della Bce ai livelli record d’inizio 2012, oltre 3.000 miliardi, dagli attuali poco più di 2.000. Molto dipenderà dalla risposta di famiglie e, soprattutto, imprese e quanto queste, specie le pmi, chiederanno credito per investire. E dunque, a ricaduta, dalle condizioni che i governi sono chiamati a creare per ristabilire la domanda aggregata – riforme strutturali del lavoro e dei prodotti, risanamento dei bilanci pro-crescita abbassando le tasse. Lo scopo è creare abbastanza massa monetaria per far risalire l’inflazione dell’Eurozona dall’attuale 0,3%, ma Draghi non si nasconde le difficoltà. Le aspettative inflazionistiche a medio e lungo termine, il principale metro usato dalla Bce, sono peggiorate, e “vediamo che i rischi sono aumentati”: occorrerà valutare “nei prossimi mesi, non anni”. Non solo: “guardando al 2015 – spiega ai giornalisti nella conferenza stampa alla reggia-museo di Capodimonte – continuano a sussistere le prospettive per una moderata ripresa” ma “occorre tuttavia seguire con attenzione i fattori e le ipotesi principali che delineano questa valutazione”. Una formula per descrivere i molti rischi, a partire da quello geopolitico, che potrebbero scompaginare le previsioni e spingere il consiglio Bce a muoversi ulteriormente verso più ampi acquisti di titoli, con sullo sfondo un ‘quantitative easing’, un programma massiccio in stile Federal Reserve. Dello scenario di crisi internazionale, quasi in contemporanea col presidente della Banca centrale europea, ha parlato anche la numero uno del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. La ripresa – ha detto – è “fragile, irregolare e piena di rischi”, ci sono “alcune nubi preoccupanti all’orizzonte, tra cui quella che la crescita resti lenta a lungo” e c’è preoccupazione che “gli eccessi finanziari possano aumentare in un contesto in cui la politica monetaria, da sola, “non è sufficiente”. Draghi, in conferenza stampa accanto al suo vice Vitor Constancio e al governatore di Bankitalia Ignazio Visco e il giorno dopo aver visto Napolitano e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, non rinuncia però a una difesa più serrata del solito dell’Eurotower. L’occasione è data dalle proteste all’esterno di Capodimonte e al centro della città partenopea: “Capisco i motivi della protesta, data la debole situazione economica del Paese, ma devo correggere l’idea che la Bce sia all’origine della crisi. Se andiamo indietro con la memoria, due o tre anni (prima che la Bce intervenisse) fa il sistema finanziario era prossimo al collasso”. Visco, seduto al suo fianco, è anche esplicito e tira in ballo i governi: nella gestione della crisi ci sono stati “errori e ritardi”, ma “la protesta accosta le banche la Bce, la Bce alla troika, ma questa non prende decisioni, sorveglia le decisioni prese dai governi”. La politica, appunto, cui ora spetta, secondo la Bce, il compito di rilanciare la domanda facendo la sua parte: “Abbiamo tolto l’incertezza dai mercati, ma questa rimane sull’economia reale”, dice ancora Draghi. Mentre Visco evoca un “disegno organico per il rilancio degli investimenti” che chiama in causa le riforme e le politiche strutturali dei governi. (Domenico Conti e Andrea D’Ortenzio/Ansa)

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