Così nacque l’Hotel Humboldt stupefacente “Milagro en el Ávila”

CARACAS.- In questi ultimi tempi, quando la vita quotidiana assume profili sempre “più complicati”, è grato ricordare e, ringraziamo di cuore quanti ci aiutano a farlo, alcuni punti salienti dell’emigrazione italiana, spagnola e portoghese che decadi orsono, scegliendo il Venezuela quale “patria d’adozione” ne scrissero pagine uniche ed emozionanti… pagine piene di sentimenti profondi che ne accompagnarono l’evoluzione attraverso opere edili bellissime, costruite con l’appassionata  perfezione anche di “Maestri muratori”, la solidità delle quali, è ancor oggi esempio di lavoro onesto, abnegato e indistruttibile.

Ed è stato a questo proposito che il Centro Italiano Venezolano di Caracas ha vibrato ancora d’emozione  in occasione della presentazione del libro multimediale “Humboldt, un milagro en el Ávila”, in cui è stata descritta con accurati dettagli ed infinita sensibilità, la costruzione dell’Hotel Humboldt  sulla cima della montagna Ávila che sovrasta Caracas.

Con il libro, la bellissima proiezione del documentario con lo stesso titolo “Humboldt, Un Milagro en El Avila” di Federico Prieto, evocante immagini di quell’epoca trascorsa tra emozioni, speranze, amore per la nuova terra d’accoglienza, rimpianti per quella lasciatasi alle spalle. Abbiamo così potuto apprezzare eccellenti interviste a vari protagonisti dell’opera, come l’architetto Tomas Josè Sanabria, gli ingegneri Urreiztieta e Larrazàbal, Francesco Mastropaolo e vari specialisti che, analizzandone la visone storica, hanno saputo apportare dati importantissimi inerenti l’urbanistica e l’architettura. Un documentario che ha mantenuto “vivissima” l’attenzione dei presenti, dall’inizio alla fine attraverso immagini inedite, precisi dati storici che ancora una volta hanno dato importanza fondamentale all’apporto dell’emigrazione italiana, portoghese e spagnola in Venezuela.

Al Presidente del Centro Italiano Venezolano, Dr. Carlos Villino, il compito di sottolineare attraverso un significativo discorso, l’importanza della presenza italiana in Venezuela. La Presidentessa della “Fundacion Rosa y Giuseppe Vagnoni”, Andreina Melarosa, riferendosi con orgoglio alla nota Istituzione , ha avuto grate frasi di ringraziamento, elogiando il patrocinio del libro e del documentario che sa soffermarsi con infinità di importantissimi dettagli, sulle bellezze naturali del Venezuela ed in particolare della “flora avileña”.

Il libro, che ancora una volta sottolineamo quale stupendo documento di una importantissima e devota presenza in Venezuela, è stato prodotto con l’apporto dell’architetto Gregory Vertullo, di Federico Prieto e del noto scrittore Joaquin Marta Sosa, il quale ha rivolto un  brillante discorso ai presenti,  basato sul carattere profondamente umano di quanti emigranti scelsero, per amarla infinitamente, questa “Tierra de Gracia”, nei trascorsi  anni ’40 del secolo scorso, quando l’Italia era scossa dalla guerra ed il Venezuela ebbe “il meglio” (proprio  da parte dei nostri predecessori) nell’innovazione dell’agricoltura, il commercio, le arti e la costruzione di grandi opere edili, in special modo, l’Hotel Humboldt.

A prendere la parola, sempre con l’appassionata “verve” che ne distingue le ataviche origini siciliane, Francesco Castiglione, percorrendo noti esempi della nostra storica presenza in Venezuela.

Un grande omaggio, in seguito, all’ingegnere Francisco Mastropaolo, ancora presente fra noi e “specialissimo testimone” della costruzione del Teleferico e dell’Hotel.

Ricordi, permeati da una emozione profonda che Mastropaolo ha saputo evocare contagiandone sentimentalmente tutti i presenti.  – Centonovantanove giorni – ha precisato il nostro eccezionale testimone, sono stati sufficienti per erigere il “Miracolo dell’Ávila”. L’Humboldt, infatti, ci ricorda anche “i miracoli generosi” di quella emigrazione senza la quale il Venezuela non abbraccerebbe in data odierna particolari caratteristiche che non dovremmo mai consegnare al dimenticatoio… Bensì, custodire e tramandare quale esempio di un bene profondo verso tutto ciò che ancor oggi ci “accompagna” e… rischia di essere opacato da “altre storie”. (Anna Maria Tiziano/Voce)

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