Hong Kong: sale la tensione, incubo sgombero polizia

HONG KONG. – Hong Kong continua a vivere ore di tensione con decine di migliaia di persone per le strade a reclamare la liberta’ e la democrazia, mentre su di loro incombe la minaccia di un deciso intervento della polizia. Il criticatissimo capo del governo locale, Chun-ying Leung, del quale i contestatori hanno chiesto la testa, ha lanciato oggi un ultimatum in piena regola: le strade devono essere sgombrate entro lunedi’. In un discorso trasmesso dalla televisione Leung ha precisato che deve essere consentito a “3.000 impiegati del governo di recarsi al lavoro per servire i cittadini” e che le strade devono essere libere in modo che “tutte le scuole possano riaprire”. Sugli scontri di ieri tra i manifestanti e simpatizzanti governativi bollati almeno in parte dall’opposizione come provocatori prezzolati, Leung ha affermato che il governo “condanna tutti comportamenti violenti”. Mentre Leung parlava, decine di migliaia di persone si concentravano tuttavia nel quartiere di Admiralty, dove da domenica scorsa il piu’ affollato dei presidi del movimento chiamato “Occupy Central” sta cingendo d’assedio gli uffici del governo. La manifestazione, una delle piu’ imponenti mai viste nella metropoli, era stata convocata dai principali organizzatori della clamorosa protesta – oltre al gruppo di “Occupy Central”, la Federazione degli Studenti di Hong Kong e Scholarism – per condannare le violenze degli ultimi due giorni, quando decine di sedicenti sostenitori del governo di Pechino o cittadini esasperati dal blocco di una vasta parte della città, hanno aggredito i manifestanti, in maggioranza studenti molti dei quali sono giovanissimi liceali. Gli studenti hanno accusato la polizia di non essere intervenuta con la decisione necessaria a fermare le aggressioni, in sostanza di essere stata complice dei “teppisti”. I dirigenti dei gruppi democratici – Benny Lai di “Occupy”, il giovanissmo Joshua Wong (17 anni) e l’ anziano professore Martin Lee (76) – hanno unanimemente affermato che gli aggressori sarebbero in realta’ delinquenti ingaggiati dal governo. La polizia, da parte sua, ha annunciato che 19 persone sono state arrestate e che otto di queste hanno “trascorsi” nelle file delle famigerati “triadi”, le organizzazione mafiose della Cina meridionale. Tra la folla che partecipava alla protesta si e’ diffusa la paura di un intervento violento delle forze dell’ordine, dopo che alle parole di Chun-ying Leung hanno fatto seguito appelli a disperdersi rilanciati anche dalla Diocesi cattolica e da deputati al Parlamento che hanno buoni contatti col governo. Uno di loro, il democratico Law Chi-kwong, ha sostenuto di sapere con sicurezza che le cose rischiano di diventare presto “estremamente radicali”, evocando di fatto l’ombra di un possibile intervento imminente della polizia sarebbe intervenuta per sgomberare con la forza le strade. Law ha affermato tra l’altro che, cancellando ieri i previsti colloqui col governo dopo le violenze dei ‘filogovernativi’, i giovani contestatori “hanno rimosso la loro ultima linea di difesa”. I leader studenteschi, tra cui il fondatore della Federazione degli studenti Alex Chow e lo stesso Joshua Wong, hanno recepito il messaggio dichiarandosi ora pronti a riallacciare il filo del dialogo se la polizia s’impegnerà a fermare le aggressioni contro i manifestanti. Nel tentativo di placare il governo di Pechino, ultimo arbitro della situazione nell’ex-colonia britannica, gli studenti hanno sottolineato che Occupy Central è un “movimento” e non una “rivoluzione” e che non ha intenzione di bloccare gli impiegati pubblici che lunedì si recheranno al lavoro. La protesta – nata con l’ obiettivo di respingere la decisione cinese di controllare le prossime elezioni del capo del governo, le prime che si svolgeranno a suffragio universale, imponendo un numero ristretto di candidati scelti tra i fedelissimi di Pechino – per ora comunque continua. (di Beniamino Natale/ANSA)

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