Stretta Renzi-Padoan, 15 miliardi per il rilancio dell’economia

Pubblicato il 05 ottobre 2014 da redazione

ROMA. – I tempi stringono. A dieci giorni dal varo della legge di Stabilità, che dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri mercoledì 15 ottobre, giusto in tempo per essere trasmessa al Parlamento e a Bruxelles, c’è ancora molta incertezza sui tasselli che andranno a comporre una legge di bilancio che ‘mobiliterà’ 20-22 miliardi. Di certo c’è che il governo punta a una manovra espansiva, dedicando 15 miliardi al rilancio dell’economia, tra misure per il lavoro e riduzione delle tasse. E mentre Matteo Renzi, nonostante le resistenze delle imprese e i dubbi anche in seno all’esecutivo, insiste sul Tfr (“sono soldi dei lavoratori, mi piacerebbe che andassero in busta paga” invece di lasciare la decisione allo Stato), è allo studio anche l’ipotesi di prorogare per due anni il bonus per le ristrutturazioni edilizie e l’ecobonus, per dare maggiori certezze alle famiglie e allo stesso tempo non perdere l’effetto ‘straordinario’ dell’incentivo. Per reperire le risorse il governo, ricorda il viceministro dell’Economia Enrico Morando, potrà sfruttare il margine di indebitamento di cui dispone grazie alla differenza tra deficit tendenziale e deficit programmato (dal 2,2 al 2,9%). Si tratta “di 0,7 punti di Pil, circa 11 miliardi”. Il resto, circa dieci miliardi, arriverà dalla spending review, tra implementazione delle misure già varate (con il dl Irpef e la riforma della P.a.) e “ciò che arriverà da innovazione legislativa”. Per dare una spinta all’economia ci saranno, spiega, circa “15 miliardi”, tra conferma del bonus degli 80 euro (circa 10 miliardi), nuovo intervento sul taglio del costo del lavoro per le imprese (circa 2 miliardi) e le risorse per sostenere il Jobs act, sia “per i nuovi ammortizzatori, sia per le politiche attive per il lavoro” (circa 1,5 miliardi). Per il viceministro, inoltre “ci sarà spazio” anche per confermare “gli sgravi Irpef per le ristrutturazioni e il cosiddetto ecobonus” (circa 1 miliardo), una misura “che sta funzionando bene” e che sta aiutando il comparto dell’edilizia “drammaticamente sofferente” per la crisi. Quanto alle voci che comporranno la revisione della spesa, “le ipotesi sono state definite in sede tecnica” anche sulla base del “lavoro preziosissimo del commissario Carlo Cottarelli” e ora “tutti gli elementi della revisione della spesa sono oggetto dell’attenzione della politica che dovrà operare delle scelte”. E tutte le analisi sono “al centro” del dibattito, “nessuna esclusa”. Quindi anche sanità (si ragiona a un contributo di 1 miliardo) e razionalizzazione delle forze di polizia potrebbero trovare spazio (così come risollecitato nei giorni scorsi dallo stesso Cottarelli) accanto al piano per ridurre le partecipate locali e alla razionalizzazione degli acquisti della P.a. Dalla spending review, comunque, ci si aspetta all’incirca una decina di miliardi, e anche sulla base di quanto si potrà ottenere su questo fronte si valuterà se e come calibrare un intervento sugli sconti fiscali (che potrebbe essere operato in base al reddito, con una ‘operazione equità’, intervenendo sulle franchigie o ancora con tagli ‘selettivi’). L’attesa, ora, è per la ‘verifica’ che ci sarà domani tra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il premier. E’ arrivato, infatti, il momento delle scelte politiche definitive, per permettere poi ai tecnici di mettere nero su bianco le misure, e le relative coperture. Padoan il giorno dopo ‘distruibuirà’ i compiti ai suoi uomini, prima di partire per un tour de force internazionale che lo porterà prima a Washington, per G20 e riunione autunnale del Fondo monetario internazionale, e poi in Lussemburgo, il 13 e il 14, per le riunioni di Ecofin ed Eurogruppo. Riunioni in cui il ministro dell’Economia avrà l’occasione di perorare la scelta italiana di allentare – seppur rimanendo in un sentiero tracciato – il percorso di risanamento per dar fiato all’economia e agganciare quella crescita che, l’ha ripetuto più volte e in tutti i consessi, è l’unica vera chiave di volta per uscire dalla recessione. (di Silvia Gasparetto/ANSA)

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