Draghi, riforme per assumere giovani. Non credo a licenziamenti da Jobs Act

WASHINGTON. – Le riforme sul mercato del lavoro devono rendere più facile per le aziende ”assumere giovani, non licenziarli, o almeno non licenziarli così facilmente”. Parola di Mario Draghi che dai lavori del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) torna a incalzare i governi all’azione, soprattutto sul lavoro. La riforma italiana – secondo Draghi – non si tradurrà in massicci licenziamenti perché dopo anni di recessione e la disoccupazione elevata, le aziende hanno già agito. L’attuale situazione di disoccupazione giovanile è legata alle riforme degli anni 2002, con l’introduzione di nuovi contratti molto flessibili, destinati soprattutto ai giovani. Contratti che ”hanno depresso la domanda – mette in evidenza Draghi -. Con la crisi queste posizioni sono state eliminate”. Da qui la necessitá, per le riforme del mercato del lavoro, di rendere ”più facile per le aziende assumere i giovani”.

”Gli elettori devono mandare a casa i governi che non agiscono sulla disoccupazione” afferma Draghi dal Brookings Institute, accanto a Stanley Fischer, il vice presidente della Fed ed ex insegnante di Draghi al Mit. E’ proprio con Fischer che il presidente della Bce scambia le prime battute, ricordando i tempi della sua tesi e il suo approccio critico verso la moneta unica. ”Ero convinto che non avesse nulla a che fare con la realtà” ammette Draghi sorridendo. L’altra battuta, che suscita le risate del pubblico, è più velata e riguarda lo spazio di manovra di bilancio. ”I governi che hanno spazio di manovra ha senso che lo usino. Potete immaginare a quale paese mi sto riferendo”. Più in generale, Draghi ritiene che ”metter in dubbio lo spirito” delle norme di bilancio ”sia autolesionista. La sostenibilità delle finanze pubbliche non deve essere messa in dubbio”. Brevi parentesi in un discorso in cui Draghi si sofferma sulla situazione dell’area euro, con la ripresa che perde slancio e la necessità di riforme strutturali: ”I governi sanno bene cosa fare. Non hanno bisogno di consigli da noi. Devono semplicemente attuare le loro specifiche riforme strutturali nazionali”. E questo perché ”senza riforme, non può esserci ripresa. Troppo spesso le riforme sono state posticipate in tempi difficili e dimenticate in tempi buoni. Non sono certo che ci saranno tempi buoni se non facciamo riforme ora. E questo perché i problemi che ci troviamo ad affrontare in Europa non sono ciclici ma strutturali”. Per le riforme così come per la politica monetaria vale – afferma Draghi – il rischio che fare troppo poco superi quello di fare troppo. E’ necessario aumentare il potenziale di crescita: ”Non vedo un’uscita dalla crisi a meno che non ci sia fiducia nel futuro potenziale delle nostre economie”. Assicurando che la Bce è pronta ad agire per spingere l’inflazione, Draghi ribadisce che i tassi resteranno bassi per un periodo lungo e difende le misure finora decise dalla Bce che hanno avuto un ”forte impatto”. Soddisfatta delle azioni della Bce il direttore del Fmi, Christine Lagarde, che preme per ulteriori interventi, incluso l’acquisto di titoli di stato, nel caso in cui le prospettive di inflazione non migliorassero. Lagarde, come Draghi, ritiene importanti fare le riforme strutturali, no parlarne solo, soprattutto nell’area euro dove il rischio recessione è in aumento. (Serena Di Ronza/Ansa)