Cedono i prezzi del greggio venezolano

Pubblicato il 10 ottobre 2014 da redazione

CARACAS – Difficoltà e preoccupazione. I prezzi del greggio tirano i remi in barca. E, vuoi per i timori per la domanda globale, vuoi per l’aumento della produzione dell’Opec, affondano a settembre. Il Wti scambiato a New York arriva a cedere il 2,5 per cento a 83,59 dollari. Per il mercato del greggio è la peggior settimana del 2014; una settimana da incubo che pare destinata a ripetersi nei mesi a venire.

Il mercato energetico riflette la tendenza dei paesi industrializzati. Le borse europee vanno a picco: Parigi, Berlino e Londra maglia nera. E’ la preoccupazione per i segnali crescenti di una ripresa globale che stenta. Anzi, è la preoccupazione per una stagnazione che, in alcuni paesi, sarà inevitabile se, come ha più volte invitato il presidente della Banca Centrale Europa, Mario Draghi, non si prenderà il toro per le corna e s’inizia una politica di riforme seria ed efficace. Insomma, la Bce sta facendo la sua parte, ora tocca ai governi.

Le voci di un’imminente revisione al ribasso delle stime di Berlino sul Pil tedesco sono sempre più insistenti. Dopo il calo dell’export tedesco pubblicato l’altro giorno, il peggiore dal gennaio 2009, per i mercati ce ne è abbastanza per mettersi sulla difensiva.

La contrazione dell’economia globale, illustrata dall’Ue, dalla Bce e dal  Fondo Monetario Internazionale sta avendo risvolti pesanti nei paesi emergenti e, in particolare, quelli dell’America Latina. Brasile, Argentina, Bolivia, Ecuador, che in questi anni avevano mantenuto una crescita sostenuta del Pib, manifestano preoccupazione. La leva di questa loro crescita era stata l’esportazione di materia prima. Tendenza che, nel bene o nel male, aveva riaperto il dibattito sull’America Latina ancora incapace di proporsi come produttore di beni di consumo o, almeno, di semi-elaborati. Ma se i paesi produttori continuano in recessione la domanda di materie necessariamente si contrarrà.

In questo contesto, anche il Venezuela segna il passo. Ed infatti, nella misura in cui i paesi produttori stentano ad uscire dalla recessione, nella stessa misura il prezzo del greggio s’indebolisce. Se poi a questo fenomeno economico si aggiunge la tendenza ad un incremento della produzione Opec, in parte per sopperire il probabile calo della produzione nelle zone conquistate dall’Isis (i pozzi petroliferi potrebbero essere oggetto dei raids mirati nordamericani), la riduzione dei prezzi potrebbe essere accelerata.

Il greggio venezuelano, quest’anno, ha mantenuto un prezzo medio di 96,23 dollari. Ma ad ottobre ha sofferto una flessione che lo ha portato a 85,89 dollari. E questa settimana ha subito una riduzione di 3,17 dollari, portandosi a 82,72.

Il ministero dell’energia venezuelano ha ammesso che i prezzi del crudo hanno frenato a causa non solo di una minor domanda ma anche prodotto della politica dell’Opec che sta inondando il mercato di greggio.

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