Nobel per l’economia a Tirole, studioso dello strapotere delle imprese

Pubblicato il 13 ottobre 2014 da redazione

ROMA. – Dall’analisi dei prezzi degli asset finanziari, tema del Nobel per l’economia 2013, allo strapotere delle imprese dominanti in grado di pilotare i prezzi, distorcere il mercato e buttare fuori le concorrenti più giovani e produttive. La Reale accademia svedese delle scienze consegna il Nobel 2014 a Jean Tirole: uno sconosciuto, un rivoluzionario per gli esperti di economia industriale, lo studio delle imprese applicato ai mercati, alla concorrenza, al ruolo-guida dei governi più o meno esercitato. Proiettato sullo scenario internazionale dalla sua cattedra alla School od Economics di Tolosa, dove dirige la fondazione Jean-Jacques Laffront, e con alle spalle anni da visiting professor al prestigioso Mit di Boston, un curriculum di 24 pagine e un ruolo-guida nella celebre teoria dei giochi, Tirole commenta con poche parole: “è stata una grande sorpresa”. E si schernisce spiegando che “non si è mai un buon giudice del proprio lavoro, e quindi non è una cosa su cui avevo contato”, aggiungendo che il Nobel “non cambierà nulla di me”. In piena crisi di consensi, cavalca invece la designazione Parigi: Il premier francese Manuel Valls, parla di “uno schiaffo a quanti criticano la Francia” e, sul suo profilo twitter, elogia “un altro francese alle stelle” dopo Patrick Modiano, fresco vincitore del Nobel per la letteratura. Più misurato Francois Hollande: per il presidente il Nobel, che sottolinea la qualità della ricerca nel paese, “rende la Francia molto fiera”. L’Accademia premia Tirole con otto milioni di corone e la gloria del Nobel per essere “uno degli economisti più influenti del nostro tempo”, che “ha reso chiaro come comprendere e regolare i settori industriali con poche, potenti imprese dominanti” contrastando i rispettivi “fallimenti dei meccanismi di mercato”. Come a ricordare all’opinione pubblica che il mercato non è la sola finanza, e che i colossi petroliferi, industriali o alimentari sono in grado di distorcere i meccanismi del capitalismo, a scapito della collettività, al pari delle grandi banche, pilotando i prezzi grazie alla scarsa concorrenza, facendo cartello, bloccando l’ingresso di nuove imprese giovani, più produttive. Una risposta, insomma, a come i governi dovrebbero disciplinare la concorrenza o gestire fusioni e acquisizioni industriali. Prima di Tirole governi e autorità avevano un armamentario alquanto grossolano che andava dalle tariffe amministrate per i monopolisti (di fatto in grado di condizionare o addirittura indirizzare le scelte politiche) o vietando la collaborazione fra imprese concorrenti (scelta spesso e volentieri aggirata). Il ‘giovane’ sessantunenne Tirole, che ha sei anni in meno rispetto alla media dei vincitori di Nobel per l’economia, ha mostrato come in certe condizioni queste politiche possano fare più male che bene, e che serve un approccio adattato alle condizioni specifiche di ciascuna industria, per promuovere la produttività e impedire alle maxi-imprese di “danneggiare la concorrenza e i clienti”. Nella conferenza stampa convocata subito dopo la notizia del Nobel, intanto, Tirole precisa alcune delle sue posizioni sui temi di più stretta attualità e sottolinea come il mercato del lavoro francese sia ”piuttosto catastrofico” e debba essere riformato perché, come nel resto del Sud Europa ha troppo protetto chi ha già un posto penalizzando i giovani e facendo crescere l’occupazione. Riforme, quindi, per la Francia, con la consapevolezza dell’urgenza ma non lasciandosi prendere dallo sconforto: non è un caso disperato, e non è questione di austerità quanto, ripete, di riforme.

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