Renzi riceve il premier cinese, firmiamo accordi per 8 miliardi

Pubblicato il 14 ottobre 2014 da redazione

ROMA. – Tra “Italia e Cina ci sono impressionanti spazi di sviluppo” e quanto fatto è solo “un antipasto”: Matteo Renzi è soddisfatto. L’Italia ha appena firmato e portato a casa 13 accordi, per oltre 8 miliardi di euro, con la Cina. Con quella potenza che spicca per la sua forza non solo economica e commerciale ma anche finanziaria: con le sue riserve immense è da tempo corteggiata da molti in un’Europa alle prese con il nodo del debito sovrano. Renzi riceve nella capitale il collega cinese Li Keqiang – volato in Italia anche per partecipare al vertice Asem di Milano – che si è fatto precedere da dichiarazioni di stima per il governo dell’ex sindaco. E per le sue riforme che hanno convinto il Dragone ad investire nel Bel Paese. E non solo nella cultura e nel cibo – durante l’incontro, prima a Palazzo Chigi tra i due premier, poi a Palazzo Barberini per la firma degli accordi in occasione del Business Forum Italia Cina, molte le battute e gli apprezzamenti per i relativi “spaghetti e ravioli” – ma anche nel business. La testimonianza sono gli accordi portati oggi a casa: dall’asse fra Cassa Depositi e Prestiti e la China Development Bank (Cdb) da 3 miliardi di euro per investimenti congiunti in Italia e Cina, al memorandum fra il Fondo Strategico Italiano (Fsi) e China Investment Corp per investimenti congiunti del valore di 1 miliardo passando – solo per citare alcuni – all’accordo da 1 miliardo fra Enel e Bank of China, o a quelli fra AgustaWestland (Finmeccanica) e Beijing General Aviation e fra Intesa Sanpaolo e la banca import-export cinese. “In questo momento è molto forte l’attenzione degli investitori cinesi per il nostro Paese e ne siamo ben felici”, spiega Renzi in linea anche con quanto emerso nello scambio avuto con Li al Quirinale. Il presidente Giorgio Napolitano – si apprende – ha infatti sottolineato l’importanza delle partecipazioni cinesi in aziende italiane e si è augurato ulteriori investimenti. La Cina è per l’Italia – ha detto Renzi – il secondo partner commerciale extraeuropeo dopo gli Stati Uniti con un interscambio che nel 2013 è stato di 32,9 miliardi e un export cresciuto, nel primo semestre di quest’anno, dell’8,3%. “Ma possiamo fare di più”, ribadisce il primo ministro italiano. Con il premier Li “ci siamo visti quattro mesi fa a Pechino, adesso abbiamo l’occasione di rincontrarci ed è un piacere perché conferma la stretta relazione e amicizia tra i due Paesi: siamo stati ‘superpotenze’ in settori come la cultura, ora dobbiamo investire nel futuro”, aggiunge senza dimenticare di tornare sul suo cavallo di battaglia. “Dobbiamo rimetterci in moto”, sottolinea Renzi al collega cinese tornando a parlare di crescita. E non senza una frecciatina: il prossimo G20 australiano sarà dedicato alla crescita perché in tutto il mondo, “tranne che per qualcuno in Europa”, la ripresa è una priorità. Li, premier di un paese che ha visto nel 2014 l’Italia tra i primi obiettivi del suo shopping in Europa, ha parlato di relazioni con l’Italia in “crescita”, di un “albero rigoglioso”. “Abbiamo avuto colloqui molto fruttuosi, speriamo di lavorare insieme per salvaguardare interessi comuni”, ha aggiunto riferendosi anche ai dossier internazionali. Di cui discuteranno a Milano e che sono stati al centro anche dell’incontro che Li ha avuto con il presidente Giorgio Napolitano: “Hanno condiviso valutazioni sui temi di politica estera”, ha spiegato Renzi. In particolare dei focolai di crisi, concordando – si apprende – su un comune impegno antiterrorismo.

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