Mediazione Italia, a Milano summit Ucraina-Russia-Ue

ROMA. – Un vertice che mette a confronto Putin e Poroshenko, ma anche Europa e Russia, per affrontare la questione ucraina da tutti i punti di vista: geografico, politico e, soprattutto, economico. In un momento in cui la crisi non sta facendo sconti a nessuno. E’ questo l’obiettivo dell’Italia che è riuscita nell’impresa, dopo mesi di gelo, di mettere attorno a un tavolo il presidente russo e quello Ucraino insieme ai leader europei, dopo i venti di guerra fredda seguiti alle sanzioni contro la Russia. Il premier Matteo Renzi aveva puntato all’obiettivo fin dall’inizio, consapevole del fatto che il vertice Europa-Asia di Milano poteva essere l’occasione da non perdere per creare i presupposti per un secondo mini summit, tutto dedicato alla crisi ucraina. Putin, Poroshenko, Angela Merkel, Hollande, Cameron, Van Rompuy, Barroso e, ovviamente, Renzi, si vedranno venerdì all’alba in prefettura, per ragioni di sicurezza, in una Milano blindata. E all’incontro parteciperà anche la lady Pesc in pectore Federica Mogherini. Un vertice al quale Putin arriverà dopo una girandola di bilaterali, primi fra tutti quelli con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (che vedrà anche Poroshenko) e poi con la Merkel, in un momento in cui da Mosca sono arrivati chiari segnali di apertura, non ultimo la telefonata di oggi tra Poroshenko e Putin. Del resto non solo sul terreno si continua a morire, nonostante la tregua siglata il 5 settembre, ma anche dal punto di vista economico l’Ucraina è sotto il tacco di una crisi enorme e la Russia inizia a sentire il peso delle sanzioni, con il rublo che ha toccato un nuovo record storico negativo. Non sta meglio l’Europa, con le borse che sono crollate di fronte ai timori di una nuova crisi greca bruciando in un giorno 276 miliardi di euro e lo spread che è tornato a salire. Insomma un accordo che permetta di fermare le armi, rinsaldare i rapporti economici e poter affrontare le diverse emergenze internazionali, dall’Isis all’Ebola, conviene a tutti. Per non parlare della questione del gas russo – Mosca sta già guardando altrove e appena ieri ha firmato un accordo con la Cina per le forniture – che verrà affrontata non solo nel summit sull’Ucraina, ma anche nei bilaterali a margine del vertice Asem. Non è un caso che della delegazione russa facciano parte anche l’ad della Gazprom, Alexiei Miller e il ministro dell’Energia Alexander Novak. Dell’Ucraina, in casa nostra, si è occupato anche il Consiglio supremo di Difesa, riunitosi al Quirinale con Napolitano. “Il conflitto appare tendenzialmente frenato dagli sforzi politici e diplomatici” è l’analisi, ora “è indispensabile dare continuità e sbocchi risolutivi a questi sforzi”. Ed è proprio questo l’obiettivo della riunione di venerdì. Ma restano diversi nodi da sciogliere, primo fra tutti quello della Crimea, tema sul quale Putin non sembra voler sentire ragioni. Solo ieri il ministro degli esteri Serghiei Lavrov ha usato toni tutt’altro che morbidi, parlando del vertice di Milano: speriamo, ha detto, che consenta ”di capire meglio gli umori dei nostri partner europei”. E ancora: ”Sono convinto che il presidente russo spiegherà loro ancora una volta che cosa guida le nostre azioni”. Ora tutto è in mano al lavoro diplomatico, che Renzi, che presiederà il summit in prefettura in veste di presidente di turno dell’Ue, giocherà su due piani: quello europeo, appunto, e quello bilaterale. Se l’incontro con Poroshenko è fissato per giovedì sera alle dieci, il faccia a faccia con Putin sarà dopo il vertice allargato, per mettere a punto i rapporti tra due paesi che hanno moltissimi interessi in comune. Basti pensare che l’Italia, dopo la Germania, è il secondo paese per l’interscambio in Europa. (dell’inviata Paola Tamborlini/ANSA)

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