Serbia-Albania: da Honduras a Boban, calcio e conflitti

ROMA. – Calcio e politica, binomio spesso effervescente e foriero di incidenti. O addirittura di guerre. In terra balcanica e non solo. La follia di Belgrado durante Serbia-Albania, ricorda quanto si era visto il 13 maggio 1990, a Zagabria, dove giocavano Dinamo Zagabria e la Stella Rossa di Belgrado. Le due squadre (e le rispettive tifoserie) erano rivali da sempre, ma si aggiunsero le tensioni politiche dovute allo sfaldamento in atto della Jugoslavia. Negli scontri, molti giocatori della Dinamo rimasero feriti, quelli della Stella Rossa trovarono rifugio negli spogliatoi. Zvonimir Boban, capitano della Dinamo, e futura stella del Milan, prese a calci un poliziotto che picchiava un tifoso della Dinamo. Divenne per i croati una sorta di eroe nazionale, mentre i serbi lo bollarono come nazionalista. Per molti fu la scintilla di un conflitto latente,e poi esploso. Ancora peggio, quanto accaduto a Port Said, in Egitto, dove l’1 febbraio del 2012 si consumò una carneficina (73 morti e quasi mille feriti) in seguito agli scontri tra sostenitori dei Fratelli Musulmani e quelli dell’allora presidente Mubarak. Si giocava la partita di premier League fra el Ahly, la squadra della capitale, e il team locale al Masry. Ci fu una invasione di campo dei sostenitori del Masry che diedero la caccia ai giocatori avversari, da cui li divideva un’antica ostilità, anche politica. Finì con una strage. Nel 1969 Honduras ed El Salvador entrarono in guerra dopo lo spareggio fra le due nazionali per un posto ai Mondiali 1970 in Messico. Le prime due partite si svolsero fra mille incidenti e minacce per i giocatori dell’una e dell’altra nazionale; addirittura nella seconda partita, in Salvador, i giocatori ospiti furono portati allo stadio con i carriarmati. Lo spareggio si giocò il 27 giugno a Città del Messico. La capitale messicana fu sconvolta per ore dalla guerriglia. La gara (3-2 per El Salvador) aveva perso ogni significato sportivo, la sera stessa l’Honduras ruppe le relazioni diplomatiche con El Salvador. Giorni dopo l’aviazione salvadoregna bombardò obiettivi militari dei rivali, mentre l’esercito salvadoregno oltrepassò il confine. Lo scontro armato andò avanti per sei giorni, causando quasi 6.000 morti tra soldati e civili.