Serbia-Albania: con il calcio nuova fiammata di odio

BELGRADO. – Una nuova fiammata di odio interetnico ancora una volta veicolato dallo sport ha scosso i Balcani, dove Serbia e Albania – Paesi vicini ma da sempre ostili – hanno constatato di non poter svolgere in pace neanche una partita di calcio. La folle notte di Belgrado, con la provocatoria bandiera della ‘Grande Albania’ fatta volare sul campo dove le due nazionali giocavano per le qualificazioni agli Europei, ha risvegliato odi e rancori scatenando in pochi attimi il caos e trasformando la serata calcistica in una grave crisi politico-diplomatica fra Belgrado e Tirana. All’indomani della sospensione della partita, interrotta per incidenti al 41′ del primo tempo sul risultato di 0 a 0 e mai piu’ ripresa, tra le due capitali e’ stato oggi un duro scambio di accuse e responsabilita’. La dirigenza serba all’unisono ha parlato del drone con la bandiera del nazionalismo albanese come di un atto apertamente provocatorio, premeditato e diretto a destabilizzare la situazione non solo in Serbia ma in tutta la delicata regione balcanica. Il premier Aleksandar Vucic non ha escluso che la provocazione sia stata fatta deliberatamente alla vigilia della visita domani a Belgrado del presidente russo Vladimir Putin. Durissimo il president Tomislav Nikolic, secondo il quale “e’ evidente che l’Albania avra’ bisogno di decenni se non di secoli per diventare un Paese normale, senza odio contro i serbi”. Di tenore opposto, e impregnate di altrettanto livore, le prese di posizione a Tirana, dove sono state denunciate le violenze ai danni dei tifosi e dei giocatori albanesi in campo. Il ministro degli esteri Ditmir Bushati ha duramente criticato le autorita’ di Belgrado per non aver “preso le distanze e non aver condannato gli atti di violenza e l’odio apertamente manifestato verso i simboli nazionali albanesi”. Nel pomeriggio l’ambasciatore albanese a Belgrado e’ stato convocato al ministero degli esteri serbo dove gli e’ stata notificata una protesta formale per le “provocazioni della Grande Albania” che “danneggiano gravemente gli sforzi per costruire rapporti di fiducia e collaborazione nella regione”. La gravita’ della situazione e la durezza dei termini usati da Belgrado e Tirana ha indotto la Ue a intervenire. Maja Kocijancic, portavoce dell’Alto rappresentante Catherine Ashton, ha esortato a evitare che “la politica sia guidata da provocazioni da stadio”, e ha sottolineato l’importanza della collaborazione regionale, e della prevista visita a Belgrado del premier albanese Edi Rama, in programma il 22 ottobre. Proprio questa importante visita, la prima di un capo di governo di Tirana in Serbia negli ultimi 68 anni, potrebbe saltare dopo la tempesta scoppiata nei rapporti fra Serbia e Albania. Anche perche’ Belgrado accusa il fratello del premier, Olsi Rama, di essere stato l’ideatore della provocazione, e di aver personalmente telecomandato il drone con la bandiera contestata ieri sera dalla tribuna dello stadio di Belgrado, dove alla partita assisteva tra gli altri il presidente Nikolic. (di Franco Quintano/ANSA)

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