Putin, accusa Obama: “Ha sostenuto colpo di Stato a Kiev”

Pubblicato il 16 ottobre 2014 da redazione

MOSCA. – Per la prima volta dall’annessione della Crimea, Putin torna da protagonista sulla scena mondiale al vertice euroasiatico di Milano, dopo essere stato messo all’angolo da pesanti sanzioni economiche e un lungo isolamento politico in Occidente. Prima di arrivare, ha lanciato segnali concilianti verso l’Europa, ma ha accusato Obama di “ostilità” verso la Russia e di averle addossato la colpa della crisi ucraina dopo aver sostenuto attivamente le proteste del Maidan e il successivo “colpo di Stato”. Ora i fari sono puntati tutti su di lui, nella speranza comune di stabilizzare il processo di pace in Ucraina, di trovare un accordo sulle forniture di gas russo a Kiev per garantire la sicurezza energetica dell’Europa, e di riavviare un dialogo politico che porti alla revoca di sanzioni dannose anche per la stagnante economia europea. Cacciato dal G8, scippato del G20, il leader del Cremlino era già apparso sul palcoscenico europeo lo scorso giugno, in occasione del 70/mo dello sbarco in Normandia, accanto al presidente francese Francois Hollande, alla cancelliera tedesca Angela Merkel, al premier britannico David Cameron e al presidente Usa Barack Obama. Ma era solo per una foto ricordo e qualche incontro informale. A Milano, grazie anche alla diplomazia italiana, ritorna invece ufficialmente in un summit mondiale, tra gli ospiti d’onore nella lista dei 53 capi di Stato e di governo di Europa ed Asia: un preludio della sua riammissione anche al prossimo G20, a metà novembre in Australia. All’ombra del Duomo, Putin giocherà le sue carte, in un tavolo senza gli Usa, per cercare di spezzare l’asse transatlantico sulla crisi ucraina, nella quale Washington è sembrata finora dettare la linea. In questo il presidente russo potrà contare anche sulle potenze asiatiche, a partire dalla Cina. L’obiettivo è quello di trovare, con la mediazione dei leader europei, una soluzione politica per l’est ucraino con garanzie di autonomia per le regioni ribelli e di non adesione di Kiev alla Nato. Come segno distensivo, nei giorni scorsi Putin ha ordinato il ritiro delle truppe in addestramento al confine. Ma con Kiev e Bruxelles vanno sciolti altri due nodi: l’accordo sulle forniture di gas all’Ucraina e lo sblocco del gasdotto South Stream da parte della Commissione Europea. Putin ha ribadito che Mosca intende onorare gli impegni con i partner europei, ma che ci sono ”grandi rischi” legati al transito perché, se Kiev comincerà a prelevare illegalmente il metano, Gazprom sarà costretta a ridurre il flusso destinato al Vecchio Continente. Più in generale, comunque, il leader del Cremlino mira a ristabilire un canale di dialogo con gli europei che possa portare presto ad una revoca delle sanzioni – di cui si è fatto messaggero anche Gorbaciov – e al rinnovo di una ”partnership” che considera ancora strategica. Se la sua popolarità in Russia è ai massimi storici, i colpi delle sanzioni si cominciano a sentire: crollo del rublo, ingente fuga di capitali, inflazione e recessione. Ma anche l’Europa non ride e ha bisogno di tornare a trattare con Putin, riprendendo l’iniziativa sulla crisi ucraina. Con gli Usa, invece, sembra lontano per ora un nuovo ‘reset’. “Il presidente Obama nel suo intervento all’assemblea generale dell’Onu ha indicato l’ ‘aggressione russa in Europa’ come una della tre maggiori minacce oggi per l’umanità, accanto al virus dell’Ebola e allo Stato islamico. Insieme alle sanzioni contro interi settori della nostra economia, questo approccio può essere definito solo ostile”, ha accusato in una intervista ‘manifesto’ rilasciata al quotidiano serbo Politika, alla vigilia della sua trionfale partecipazione alla parata militare a Belgrado per il 70/mo anniversario della liberazione dal nazismo. Un “virus”, quest’ultimo, contro il quale il “vaccino creato al tribunale di Norimberga sta perdendo i suoi effetti”. (Claudio Salvalaggio/Ansa)

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