Condannare la “macchina del fango” e l’intolleranza

Sorpresa, tanta; ma, soprattutto, indignazione. E’ la reazione che ha provocato il “metodo Boffo”, quello della calunnia e dell’insulto, rispolverato in questi giorni nella nostra Collettività; e, in particolare, la manifestazione d’intolleranza di alcuni scalmanati avvenuta in uno dei nostri maggiori sodalizi della provincia. Al centro della polemica, una delle liste in lizza alle elezioni per il rinnovo dei Comites.

Non entriamo nei dettagli per carità di patria e perché, tutto sommato, non ne vale la pena. Ci preme, comunque, mettere l’accento su certi fenomeni che credevamo ormai superati. Fortunatamente sono manifestazioni condannate dalla stragrande maggioranza degli italiani del Venezuela. Oggi, chiunque voglia seriamente formarsi un criterio su fatti o persone, si basa su questioni concrete e non su “chiacchiericci”. L’intolleranza e la violenza, anche solo verbale, poi, spettano ad un mondo che non ci è mai appartenuto.

“Getta fango che qualcosa resta”. E’ la strategia di chi non ha argomenti. Ne è stato vittima il nostro Giornale in più occasioni e, in date non tanto remote, candidati alla presidenza del Centro Italiano Venezolano di Caracas e anche funzionari del nostro Consolato Generale che, oggi in sedi assai prestigiose della diplomazia mondiale, vengono tutt’ora ricordati con affetto per l’ottimo lavoro svolto.

Eravamo sicuri che il “metodo Boffo” facesse ormai parte del passato. Ci siamo sbagliati. La lettera che circola nella web dimostra che c’è chi lo usa ancora. Fortunatamente la nostra Collettività è matura, non si lascia persuadere da pettegolezzi. Anzi, questi ottengono l’effetto contrario: creare simpatia e solidarietà nei confronti delle vittime.

Più grave della “fabbrica del fango” è l’intolleranza. I nostri centri sociali, sparsi un po’ ovunque nella geografia venezuelana, devono essere, oggi più che mai, luoghi aperti, nei quali siano promossi dibattiti scevri da pregiudizi. Le Giunte Direttive, nel limite delle loro possibilità, dovrebbero stimolarli, soprattutto alla vigilia delle elezioni dei nuovi Comites, invitando le liste in lizza a presentare il proprio programma. E’ un servizio che si rende alla Comunità.

Quanto avvenuto nei giorni scorsi in uno dei nostri maggiori centri sociali della Circoscrizione Consolare di Caracas è quanto meno sorprendente; una manifestazione di intolleranza che poteva evitarsi e che è, comunque, da condannare. Non esime dall’intervenire per bloccare episodi di intolleranza, l’essere integrante di una lista specialmente se si è al tempo stesso membro della Giunta Direttiva del Club. Quando si guarda altrove ci si trasforma in complici. I soci hanno diritto ad essere informati, a conoscere ogni proposta, ogni offerta elettorale per poi fare liberamente la scelta che ciascuno consideri più pertinente.

In casi come quello accaduto recentemente, un richiamo pubblico delle nostre autorità consolari e diplomatiche sembrerebbe quanto mai opportuno. Esse, non solo devono vigilare per evitare che, come accaduto in altre occasioni, possano verificarsi brogli ma anche per assicurare che le liste partecipanti alle elezioni per i nuovi Comites, che si svolgeranno a dicembre, possano esprimere liberamente le proprie idee e presentare il proprio programma. Un invito al rispetto delle regole di gioco democratiche, alla tolleranza e alla pluralità di idee a questo punto, è non solo necessario ma indispensabile.