Renzi, partita la legge di stabilità. Compiti fatti sulle riforme

Pubblicato il 22 ottobre 2014 da redazione

ROMA. – La trattativa vera in Europa sulla legge di stabilità deve ancora iniziare e si giocherà in un clima nuovo. Ne è convinto, Matteo Renzi. E lo fa capire tra le righe del suo discorso alle Camere, quando afferma a chiare lettere che con l’insediamento della nuova Commissione guidata da Jean Claude Juncker, il primo novembre, l’Europa aprirà una nuova stagione e che “le questioni principali oggetto della discussione con i partner europei, sollecitate e stressate dalla presidenza italiana, troveranno pieno compimento solo con Juncker, non con Barroso. Si cercherà un’intesa sugli aspetti della manovra che violano i parametri comunitari, a partire dal rientro del deficit strutturale. E si troverà una soluzione ragionevole, ostentano ottimismo nel governo, nei margini concessi dalla riserva da 3,4 miliardi già preventivata. Con Barroso i rapporti del premier italiano, spiegano fonti parlamentari, sono ai minimi termini. Tanto che sarebbe stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a tenere aperto negli ultimi giorni un filo di dialogo. Ma Renzi invita a guardare oltre, perché sta per insediarsi una nuova commissione con la quale è già stato compiuto un “indubitabile passo avanti” nella direzione della crescita. Il Pd oggi a Strasburgo ha ‘benedetto’ con il suo voto la squadra di Juncker, ma solo dopo aver ottenuto l’impegno a un piano da investimenti da 300 miliardi “aggiuntivi”: una “scommessa” dal valore, sottolinea Renzi, anche politico che dà un segnale proprio nella direzione della crescita. Di quella “scommessa”, annuncia il premier, i dem saranno “gelosi custodi” ma anche giudici “inflessibili” con i loro voti nell’europarlamento. In quella scommessa, che nel Consiglio europeo di dicembre andrà definita in dettagli delicati come la fonte dei finanziamenti, il governo italiano legge la promessa del superamento di un’applicazione puramente “burocratica” dei parametri economici. L’Italia ha fatto i suoi compiti a casa e a Bruxelles, spiega Renzi, potrà domani esibire l’apertura di “cantieri di riforma credibili”. Ma la legge di stabilità non rispetta tutti i parametri europei, dunque nella lettera in arrivo dalla commissione Barroso (che in serata però non risulta ancora pervenuta) sono scontati rilievi critici, rispetto ai quali il governo dovrà dare chiarimenti per evitare una giudizio negativo sulla manovra. Per capire quali passi compiere si attende di leggere il testo, spiegano fonti di Palazzo Chigi. Si cercherà di evitare, affermano dal governo, la bocciatura di Barroso. Ma l’invito del premier è fin d’ora a non drammatizzare, perché la trattativa vera, quella per evitare la procedura d’infrazione, si giocherà con Juncker. E potrà essere gestita con la tranquillità di aver iscritto nella manovra una riserva da 3,4 miliardi, che consente di andare incontro alle richieste dell’Ue aumentando leggermente lo 0,1% previsto per il rientro dall’indebitamento (allo 0,25% o 0,3%). La partita europea per il superamento della stagione dell’austerità in favore della crescita andrà, in ogni caso, affrontata in parallelo con quella interna delle riforme. Lo avrebbe ribadito anche il capo dello Stato nel pranzo al Quirinale con Renzi e i ministri alla vigilia del vertice Ue. Solo attraverso quelle riforme si può ritrovare la via della crescita, è l’opinione condivisa dal premier. E per essere credibili in Ue non si deve perdere un ritmo serrato nell’attuazione del programma indicato. Per non perdere quel ritmo Renzi non intende cedere a ogni azione di ‘freno’. Con questo spirito si presenterà probabilmente all’incontro convocato domattina con le Regioni a Palazzo Chigi sulla legge di stabilità. Bene discutere, ma l’impostazione di fondo non può cambiare. E soprattutto, i sacrifici devono farli tutti. (di Serenella Mattera/ANSA)

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