Agnelli accusa di nuovo, il calcio italiano è malato

Pubblicato il 24 ottobre 2014 da redazione

TORINO. – Andrea Agnelli torna, numeri alla mano, ad accusare il calcio italiano: è malato. Soffre di una malattia che “affonda le sue radici nelle satrapie di alcuni personaggi”, come dimostra l’elezione alla presidenza della Figc di Carlo Tavecchio. O il calcio italiano trova la forza e il coraggio di cambiare, oppure è destinato a restare lontano dall’Europa. Società come Bayern, Real Madrid, Manchester United e Barcellona restano inarrivabili, il gap continua a crescere, nonostante il fatturato della Juve abbia quest’anno raggiunto i 300 milioni. Il presidente bianconero è intervenuto in questi termini a Torino alla assemblea degli azionisti della Juventus. La polemica ha coinvolto anche lo scudetto del 2006, scatenando la reazione dell’Inter. Con tono pacato nella forma, ha ribadito un “j’accuse” fermissimo nella sostanza. L’elezione di Carlo Tavecchio alla presidenza della Figc – ha affermato – è stata “una sconfitta per tanti, e una vittoria per alcuni personaggi abili e disinvolti che affondano le radici del loro consenso in un tempo lontano, durante il quale la logica delle satrapie poteva reggere il potere”. Il caso Tavecchio, secondo Agnelli, è emblematico dello status quo in cui versa il nostro calcio, che “dà un’immagine di sé stantia e senza alcuna propensione riformista”. “Il livello di fatturato, che per la prima volta ha superato i 300 milioni, conferma la Juventus tra i primi 10 club al mondo e il rating Uefa è migliorato – ha scandito Agnelli -. Ma i nostri principali competitor, Real Madrid, Bayern, Man United, Barcellona ci hanno distanziato nettamente. Nessuna società italiana è stata in grado di crescere al loro ritmo: segno di un evidente limite strutturale che affligge il nostro calcio”. Quanto alla decisione di Massimo Moratti di lasciare l’Inter definitivamente, Agnelli ha accolto come “follie per troppo amore” quelle del presidente nerazzurro. “Perdiamo un grande personaggio dell’economia italiana, in un mondo che ha bisogno di questi personaggi”. Nello stesso tempo, però, Moratti è stato capace di “follie per troppo amore”, come quelle che lo hanno portato ad “accettare come vinto uno scudetto non vinto”. “L’uscita di Moratti dall’Inter credo sia un fatto tecnico. Le vedute diverse si erano manifestate nel tempo. Credo che gli vada riconosciuto un grandissimo amore per la sua Inter, e il grandissimo amore può portare a compiere alcune follie”. Da Moratti, nessun commento alle parole di Agnelli. Ha però replicato l’Inter con una dura nota, in cui ha denunciato “l’ennesimo tentativo del Presidente Agnelli di mistificare i fatti e di cambiare il corso della storia. Purtroppo per lui e per tutto il calcio italiano il 2006 é stato un anno disastroso, in cui lo scudetto é stato assegnato legittimamente all’Inter dalla FIGC, e la Juventus é stata retrocessa in serie B insieme alla sua reputazione”. Da Carlo Tavecchio, invece, solo questo commento: “Non mi permetto di fare considerazioni ad personam: ognuno può pensare come vuole nei miei confronti e del consiglio federale. Noi stiamo lavorando per attuare il programma. Abbiamo ricevuto a suo tempo dei desiderata su un foglietto di carta, noi invece abbiamo fatto un volume. Se basta un foglietto di carta per ottenere le riforme in Italia”. Il presidente dell’Aic, Damiano Tommasi, che si era a suo tempo schierato con Agnelli contro l’elezione di Tavecchio, al termine del consiglio federale ha evitate di alimentare polemiche nel commentare il “j’accuse” del presidente della Juventus: “Due mesi fa avevamo una posizione in assemblea. Ma ora facciamo parte della federazione, cercando di portare argomenti al tavolo della discussione. Il nostro compito è portare contenuti tecnici. Quando la ratio vuole essere di natura tecnica possiamo dare il nostro contributo”.

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