Stato-mafia: la deposizione del presidente Napolitano divide i partiti

ROMA. – Il Quirinale trasformato in campo di battaglia politica. La deposizione del presidente Giorgio Napolitano nell’ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia divide i partiti secondo uno schema già prevedibile. Il M5S prosegue nella campagna di attacchi nei confronti del capo dello Stato e lo accusa di “portare le istituzioni nel fango”; il Pd ed Ndc, al contrario, si stringono a difesa della massima carica dello Stato definendo quello di oggi “un giorno triste per le istituzioni”; mentre Forza Italia e Lega si mostrano tiepidi. Per il governo interviene il sottosegretario Graziano Delrio che sottolinea come “il presidente abbia dato un esempio di rispetto istituzionale, svolgendo con limpidezza e grande dignità il suo dovere di cittadino”. Tre ore di domande e risposte nella sala del Bronzino al Colle, e le indiscrezioni che trapelano attraverso le parole degli avvocati al termine della deposizione, danno la stura alla “indignazione” cinquestelle che dai social media straborda presto nei siti web dei quotidiani. Il primo commento, che è anche quello più duro, arriva dal deputato Riccardo Fraccaro. “Il presidente non dice ai cittadini perché continua a trascinare nel fango le istituzioni invece di dimettersi”, tuona su facebook in un post dal titolo “Romanzo Quirinale, la vera storia mai raccontata della nostra repubblica”. E’ solo il primo di una lunga serie di attacchi grillini. Angelo Tofalo, deputato e membro del Copasir, definisce una “vergogna vederlo prima godere dell’immunità presidenziale e poi avvalersi della facoltà di non rispondere”. Alessandro Di Battista va oltre, definendo il presidente un “soggetto politicamente indecoroso” ed elencando “i 61 anni di politica” di Napolitano “costati al contribuente oltre 16 milioni di euro tra stipendi e rimborsi”. Più cauti, ma solo nei toni, i membri M5S della commissione antimafia che in una nota giudicano quella di Napolitano “una deposizione che incrementa dubbi” perché non contribuisce “alla ricerca della verità sulla terribile stagione delle bombe”. Il Pd non ci sta. “E’ normale che l’avvocato di Riina possa intervenire alla deposizione di Napolitano?”, commenta il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini ringrazia il presidente per la “fedeltà ai valori della Costituzione”. Per Roberto Speranza, “Napolitano ha sempre mostrato un altissimo senso dello Stato”. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, leader di Ncd, pone in rilievo i “meriti” del presidente: “Ha offerto – dice – un esempio della sua straordinaria capacità di interpretare il suo ruolo nel rispetto dei principi democratici, dando il suo alto tributo ai valori della democrazia”. Per Sel, “il profilo morale del presidente esce limpido anche da questa prova difficile”. Tiepida Forza Italia con Giovanni Toti che parla di una “brutta giornata” nella quale si è vista una prova di forza tra magistratura ed istituzioni. Renato Brunetta si limita a commentare su twitter così: “Immagine dell’Italia nel mondo kaput”. Per Maurizio Gasparri “quanto è accaduto al Quirinale, la Procura di Palermo avrebbe dovuto farlo molti anni fa. Mentre il presidente Napolitano ha subito attacchi del tutto inopportuni, nulla si fece nel ’92-’93 quando ci fu la cancellazione del carcere duro per i boss”. Dura Daniela Santanché con il Colle ed i giudici: “Chi di giustizia ferisce, di giustizia perisce – afferma – Comunque è una vergogna che i giudici avrebbero dovuto risparmiare al Paese”. Apparentemente disinteressato il leader della Lega Matteo Salvini: “Una farsa. Giornata inutile, soldi e tempo sprecati. In 40 fra magistrati, avvocati e compagnia per interrogare Napolitano. Solo a me pare una follia?”. (di Teodoro Fulgione/ANSA)

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