Usa: Appello di Obama alla vigilia del voto

Pubblicato il 02 novembre 2014 da redazione

NEW YORK.- “Il cinismo non sconfigga la speranza”: è l’ultimo appello di Barack Obama alla vigilia delle elezioni legislative di metà mandato, quelle che potrebbero consegnare all’America un Congresso totalmente in mano alla destra. Anche se i sondaggi dell’ultima ora dicono che il vantaggio dei repubblicani si sta assottigliando, sceso ad appena un punto su scala nazionale: per Wsj/Nbc a volere Camera e Senato in mano ai conservatori è il 46% degli elettori, contro un 45% che preferisce i democratici. Quello dell’ “anatra zoppa” è uno scenario da incubo per il presidente, i cui ultimi due anni alla Casa Bianca rischiano di essere caratterizzati dalla più completa paralisi, dall’impossibilità di avanzare anche una sola riforma delle tante rimaste nel cassetto. I democratici però sperano, visto che i repubblicani per vincere devono strappare loro sei seggi senatoriali. E gli Stati in cui il risultato è ancora incerto sono nove: in quattro (Arkansas, Montana, South Dakota, West Virginila) la destra, anche se con qualche affanno, dovrebbe farcela. Ma in cinque (Alaska, Colorado, Iowa, New Hampshire, North Carolina) i candidati sono “too close to call”, troppo vicini per essere individuato un vincitore certo. Senza contare che tre seggi in mano ai conservatori sono a rischio in Georgia, Kansas e Kentucky. Così le ultime ore di campagna elettorale sono più che mai frenetiche, con i democratici che con un’azione ‘porta a porta’, come nel 2012, stanno cercando di convincere più persone possibile ad andare a votare, soprattutto donne, giovani e minoranze. E in campo ci sono tutti i big del partito: dal presidente alla First lady, passando per l’ex segretario di Stato e probabile candidata alle presidenziali 2016 Hillary Clinton. “Queste elezioni sono troppo importanti per restare a casa. Non lasciamo che qualcuno scelga il futuro per noi e che il cinismo e lo status quo vincano sulla speranza”, ha esortato Obama, rispolverando per l’occasione uno dei suoi celeberrimi slogan elettorali: ‘Hope!’. Parlando a Detroit, la città dell’auto finita in bancarotta per la crisi, il presidente ha sottolineato come “la speranza è quella che ha sconfitto il fascismo, che ha dato ai giovani la forza di marciare per i diritti di neri, gay, immigrati e donne”. In quello che potrebbe essere uno degli ultimi comizi della sua carriera, Obama ha a tratti ricordato quella verve, quella passione che nel 2008 e nel 2012 lo hanno portato al trionfo. Anche se, guardando ai dati, quei tempi sembrano lontanissimi, con la popolarità del presidente crollata al 44%, mai così in basso. Consensi in caduta libera anche da parte di quelle minoranze, vedi gli ispanici, che lo hanno sempre sostenuto con forza. “La cosa più dura in politica è cambiare lo status quo”, ha rivendicato Obama, accusando il Congresso di aver bloccato gran parte della sua agenda, quella in cui si realizzerebbero tutte le promesse fatte dal 2008 in poi. “Tutti contano sul fatto che anche tu diverrai cinico, non riuscirai a fare la differenza”. “Ma nonostante tutto questo cinismo – ha aggiunto – l’America sta facendo progressi. Molti hanno ritrovato un lavoro che prima non avevano, molte famiglie hanno un’assicurazione sanitaria che prima non avevano, e molti studenti frequentano un college che prima non potevano permettersi”. “Il cinismo non ha mai portato da nessuna parte”. Basterà questo ultimo sforzo del presidente e dei democratici a ribaltare i pronostici e ad evitare lo scenario dell’anatra zoppa? Per la gran parte degli osservatori no. Ma anche nel 2012, fino a poche ore prima dalla chiusura delle urne, Obama e i democratici venivano dati per spacciati. (di Ugo Caltagirone/ANSA)

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