L’America al voto, repubblicani verso la conquista del Senato

Pubblicato il 03 novembre 2014 da redazione

NEW YORK. – L’America vota per rinnovare il Congresso. E mai come questa volta le elezioni di midterm appaiono come un referendum sul presidente in carica. Dalle urne uscirà l’assemblea legislativa con cui dovrà fare i conti Barack Obama negli ultimi suoi due anni alla Casa Bianca. E i repubblicani sono a un passo dal conquistarne il controllo totale, rafforzando la loro maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e strappando il Senato ai democratici. Gli ultimi sondaggi – in base alla media realizzata dal sito specializzato RealClearPolitics – danno la destra in vantaggio in sette dei dieci Stati chiave per la conquista del Senato. E anche secondo il sito FiveThirthyEight, quello del ‘mago delle previsioni’ Nate Silver, i repubblicani hanno il 70% di possibilità di vittoria. Ma i democratici sperano. Gli stessi sondaggi indicano come la corsa in molti degli Stati in cui è avanti la destra sia molto serrata, caratterizzata da un sostanziale testa a testa. Si tratta di un vantaggio di pochi decimali che non lascia tranquilli i repubblicani, memori dell’exploit finale di Obama nel 2012, quando in volata sconfisse – e duramente – il favorito Mitt Romney. E’ ancora presto, dunque, per dire se Obama farà la stessa fine di tre illustri predecessori: George Bush, Bill Clinton e Ronald Reagan, che a metà mandato persero la maggioranza al Senato e si trasformarono in ‘anatre zoppe’, con tutto il Congresso contro e la quasi assoluta impossibilità di portare avanti la propria agenda. Ai repubblicani bastano sei seggi per ottenere la maggioranza di 51 seggi al Senato. Quattro li dovrebbero facilmente conquistare in Arkansas, Montana, South Dakota, West Virginia. Ne mancano due, da strappare ai democratici in sei Stati più in bilico: Alaska, Colorado, Iowa, Louisiana, New Hampshire, North Carolina. Con questi ultimi due che vedono in leggero vantaggio i democratici. La destra deve poi fare i conti con tre Stati tradizionalmente repubblicani ma in cui i candidati della sinistra insidiano i senatori repubblicani uscenti: Georgia, Kansas e Kentucky. Insomma, la situazione è molto più fluida e complessa di quanto possa apparire a prima vista. Senza contare che in Louisiana e in Georgia è previsto un secondo turno se i candidati non raggiungeranno la maggioranza assoluta. E se la Georgia divenisse determinante per la vittoria finale – ipotizza il New York Times – col ballottaggio previsto il 6 gennaio il nuovo Congresso si insedierebbe all’inizio del 2015 senza che si sappia a chi andrà il controllo del Senato. Intanto Barack Obama guarda avanti. Sempre il Nyt scrive come i suoi più stretti collaboratori stiano lavorando all’agenda da portare avanti in caso di sconfitta. Individuando i punti su cui il presidente può decidere da solo, grazie ai suoi poteri esecutivi, e quelli su cui è possibile un compromesso col Congresso. E, alla vigilia del voto, è arrivata alla Casa Bianca anche la numero uno della Fed Janet Yellen, per fare il punto con il presidente sulla situazione economica e parlare delle prospettive di lungo termine. La Fed è impegnata a ‘normalizzare’ la sua politica monetaria. Ha già messo fine a una misura straordinaria come il programma di acquisto titoli (Quantitative Easing) nato per sostenere la crescita. Ora si valuta il rialzo dei tassi, da molto tempo tenuti vicini allo zero. (Ugo Caltagirone/Ansa)

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