Programma alimentare mondiale, così aiutiamo 650 mila profughi fuggiti in Etiopia

Pubblicato il 03 novembre 2014 da redazione

ADDIS ABEBA. – Hanno bisogno di tutto ma soprattutto di cibo: sono i 650 mila rifugiati nei campi profughi dell’Etiopia che sopravvivono grazie ai cereali, allo zucchero e all’olio che il Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu distribuisce per evitare una catastrofe umanitaria ancora peggiore. Erano 400.000 mila fino a dieci mesi fa, soprattutto eritrei e somali: poi, da dicembre, si sono aggiunti 250.000 disperati sudsudanesi spinti al di qua del confine, nell’area di Gambela, dalla guerra civile tra i ‘lealisti’ del presidente Salva Kiir e i ‘ribelli’ del suo ex vice Riek Machar. E a essi si sommano altre decine di migliaia di persone che sono rimaste oltre frontiera, in Sud Sudan, soccorse grazie a sei aerei che ogni giorno lanciano generi di prima necessità. Solo ai profughi arrivati in Etiopia dal Sud Sudan sono state distribuite da dicembre quasi 20 mila tonnellate di cibo, per un valore totale che entro la fine dell’anno arriverà a 30 milioni di dollari. Ma servono altri soldi: per sfamare tutti i 650.000 – affermano fonti del Pam ad Addis Abeba – almeno 44 milioni di dollari entro marzo 2015. E per quella data, con la fine della stagione delle piogge, l’emergenza potrebbe peggiorare. “In questo periodo i movimenti militari sono molto minori e quindi anche i flussi dei profughi si sono ridotti”, spiega Walid Ibrahim, capo della logistica del Pam in Etiopia, ma con l’arrivo della stagione secca “ci si aspetta una nuova movimentazione di truppe e un conseguente flusso di persone”. Ibrahim non si arrischia a fare previsioni, ma il timore è che si possa tornare ai momenti peggiori della crisi, quando passavano il confine tra Sud Sudan ed Etiopia anche mille persone al giorno. Intanto ci sono da gestire anche i quattro aerei Ilyushin e i due C-130 che decollano ogni giorno da Gambela, Jimma e Asosa e che da marzo hanno lanciato quasi 30 mila tonnellate di cibo alle decine di migliaia di civili intrappolati dai massacri interetnici e dalla violenta lotta tra Kiir e Machar per il controllo del petrolio di Juba. “Se non si arriva alla pace – fa i conti Ibrahim – ci sarà bisogno di lanciare generi alimentari dal cielo per tutto il 2015”.  (dell’inviata Eloisa Gallinaro/ANSA)

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