Cern, laboratorio a caccia dei segreti della materia

Pubblicato il 04 novembre 2014 da redazione

ROMA. – Dare la caccia ai segreti della materia: è questa la missione con la quale 60 anni fa è nato il Cern di Ginevra, il più grande laboratorio del mondo dedicato alla fisica delle particelle e adesso per la prima volta guidato da una donna, Fabiola Gianotti. Il Cern ha sempre guardato al futuro fin dalla sua nascita, avvenuta il 29 settembre 1954, quando 12 Stati hanno istituito l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare. L’idea era nata da uno dei ‘ragazzi di via Panisperna’, il fisico Edoardo Amaldi. L’idea di partenza era visionaria e puntava ad utilizzare la scienza per rimettere insieme un’Europa segnata dalla seconda guerra mondiale. E’ stato un successo perchè con i suoi 21 Paesi membri oggi il Cern è effettivamente il cuore della ricerca sulla fisica delle particelle a livello mondiale. E’ una storia nella quale l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano grazie all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Prima di Gianotti, altri due italiani sono stati direttori del Cern: Carlo Rubbia dal 1989 al 1994 e Luciano Maiani dal 1999 al 2003. L’italiano Sergio Bertolucci è attualmente alla guida scientifica del Cern e Guido Tonelli è stato coordinatore dell’esperimento Cms, che insieme all’esperimento Atlas coordinato da Gianotti ha ‘visto’ il bosone di Higgs. E’ al Cern che sono nate e si sono succedute le più grandi macchine destinate a scoprire il mondo dell’infinitamente piccolo: giganteschi acceleratori come il Lep (Large Electron Positron Collider), che fra il 1989 e il 2000 ha permesso di ricomporre tessere fondamentali della teoria di riferimento della fisica, il Modello Standard, con la scoperta della massa dei bosoni Z e W. Andato in pensione ‘sul più bello’, quando sembrava avere intravisto la celebre ‘particella di Dio’ grazie alla quale esiste la massa. A scoprirla, però, è stato il Large Hadron Collider (Lhc) nel 2012, dopo quattro anni di attività. Dopo una pausa tecnica, l’Lhc si prepara a tornare in attività lavorando all’energia straordinaria di 13.000 miliardi di elettronvolt (13 TeV). Sarà una macchina molto più potente di quella che scoperto il bosone di Higgs, al punto che potrà produrre un grandissimo numero di queste particelle. Grazie a questa ‘fabbrica’ senza precedenti sarà possibile capire se quello scoperto nel 20123 è effettivamente ‘il’ bosone di Higgs previsto dalla teoria di riferimento della fisica, o se è uno dei bosoni di Higgs. Si potranno inoltre produrre nuovi tipi di particelle o dimensioni extra dello spazio: saranno i primi passi nella ‘nuova fisica’.

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