Il Vaticano lancia l’allarme: scomparsa dei cristiani se in Siria la guerra non finisce

Pubblicato il 04 novembre 2014 da redazione

CITTA’ DEL VATICANO. – Se non si trova una soluzione al conflitto siriano, che dura ormai da tre anni e mezzo, una delle conseguenze potrebbe essere la definitiva scomparsa dei cristiani dal Paese. A lanciare l’allarme, in un colloquio con l’Ansa, è monsignor Giampietro Dal Toso, segretario del Pontificio Consiglio “Cor Unum” – il dicastero caritativo del Papa -, reduce in questi giorni da una missione a Damasco, dove dal 28 al 31 ottobre ha partecipato all’assemblea dei vescovi cattolici e ha incontrato le istituzioni locali attive nell’aiuto umanitario in favore non solo delle comunità cristiane, ma di tutta la popolazione vittima della guerra. “Il rischio aumenta con il prolungarsi del conflitto – dice -. Più il conflitto dura, più la situazione si fa instabile e più le persone si vedono costrette a trovare un’altra soluzione”. “Anche i vescovi se ne rendono conto – prosegue -: come possiamo chiedere a delle persone che stanno pensando alla propria famiglia e ai propri figli di restare sotto le bombe? Questa è una preoccupazione reale. D’altra parte – prosegue mons. Dal Toso -, sento anche degli esempi quasi eroici di persone che, nonostante tutto, decidono di restare in nome anche della loro fedeltà ai luoghi”. Da questo punto di vista, spiega il numero due di Cor Unum, la situazione in Siria “nella sua gravità è un po’ sfumata: ci sono zone dove i cristiani sono potuti restare e altre dove hanno avuto ripercussioni forti”. Ma “certamente il clima generale è piuttosto quello del mollare, di una certa rassegnazione e preoccupazione, e questo non aiuta certo a restare”. Il presule lo definisce “un problema serio”, e “non solo per la Chiesa ma anche per la ricaduta che questo produce per l’intera società locale”. Dal Toso fa un quadro articolato della grave emergenza siriana, con sfumature diverse, divisa tra zone dove il conflitto è in corso, altre dove invece si è trasformato in una sorta di guerriglia. Il tutto, comunque, mentre sono circa dieci milioni – la metà della popolazione – i siriani che non vivono più nelle loro case, tra profughi all’estero e sfollati interni. E da un punto di vista umanitario, oltre alla priorità di “garantire a tutti l’accesso al cibo”, il prelato vaticano descrive “aree problematiche” come quelle della sanità (la Chiesa ha cinque ospedali che fanno sempre più fatica, anche per mancanza di medicinali, mentre anche per la popolazione il costo dei medicinali sta diventando proibitivo), quella del lavoro (in prospettiva la mancanza di un futuro è la molla che spinge soprattutto i più giovani ad andarsene), quella dell’educazione (come mandare avanti le scuole, anche cattoliche? Come garantire un’istruzione ai bambini di famiglie sfollate?). “Purtroppo siamo abituati a vedere la guerra solo dal punto di vista delle bombe che cadono e dei fucili che sparano – rileva -. Ma poi c’è una conseguenza concreta sulla vita delle persone che non sparano e magari non sono nelle zone più esposte, per le quali la guerra arriva in forma di instabilità e insicurezza sociale”. In tutto questo, “la situazione dei cristiani è particolarmente delicata, perché sono una minoranza in mezzo al conflitto”, e “in un mondo nel quale a volte si sentono schiacciati”. La tentazione di andarsene è sempre più forte, anche perché proprio i cristiani sono coloro che hanno rapporti con l’estero e hanno, o hanno avuto in passato, più facilità per trasferirsi. “Essendo un fattore sensibile della popolazione – osserva mons. Dal Toso – risentono più fortemente dell’incertezza della situazione”. Ma per la Chiesa, e questo il Papa l’ha ripetuto più volte, “la presenza dei cristiani in Medio Oriente è fondamentale”. E non è solo una questione di equilibri religiosi, nei luoghi dove è nato il cristianesimo”. “I cristiani – ribadisce – hanno sempre avuto un apporto specifico e apprezzato in quelle società. La loro presenza non è solo una questione legata alla Chiesa, è un apporto fondamentale, importante, costruttivo per tutta la società”. Gli interventi umanitari della Chiesa e della Santa Sede (2,2 milioni i siriani che ne beneficiano in totale, di cui 600 mila nel Paese mentre gli altri sono profughi, soprattutto in Turchia, Libano e Giordania), comunque, non riguardano solo i cristiani. “Le preoccupazioni e l’aiuto della Chiesa sono per tutti i siriani. Su questo c’è molta chiarezza”, sottolinea Dal Toso, facendo presenti anche gli input dati da papa Francesco: “Ci ha detto chiaramente che l’aiuto umanitario, di fatto, è al momento anche la modalità prima che abbiamo di allentare la tensione, di testimoniare una presenza che è per tutti”. Un’ulteriore considerazione riguarda infine la comunità internazionale. “Le Nazioni Unite hanno in corso programmi di aiuto umanitario che hanno bisogno ancora dell’apporto degli Stati e per i quali non si è raggiunto il livello necessario. Quindi è importante che ci sia il sostegno a questa azione umanitaria. Ma la vera sfida della comunità internazionale è trovare dei modi per fermare questo conflitto. E questo, nonostante gli sforzi, ancora non è avvenuto, forse anche a causa della mancanza di una piena volontà di trovare una soluzione”.  (di Fausto Gasparroni/ANSA)

  • pierluigi

    Sono tre anni che il Vaticano tace, mentre un Paese laico e multiconfessionale come la Siria viene assalito dall’occidente con estremisti islamici e tagliagole. Ora, lancia questo ridicolo “grido d’allarme”? Si meriterebbero DAVVERO l’arrivo di un’orda di incappucciati a S.Pietro…
    E’ da “Gott mit Uns” che il Vaticano ha preso casa in uno strano spazio politico internazionale, MOLTO ambiguo, MOLTO doppio e MOLTO equivoco; invece di costruire sulla roccia, come il buonsignore gli ha insegnato, hanno cominciato a costruire sul fango e sulla melma; e oggi rischiano seriamente di sprofondare con tutta la loro baracca.

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