Renzi, il patto del “Nazareno” scricchiola ma non scappo

MILANO. – “Il patto del Nazareno scricchiola”. Lo dice per inciso, quasi fosse una battuta. Ma lo dice chiaro e tondo, Matteo Renzi: “Altro che se scricchiola!”. A Silvio Berlusconi ha chiesto una risposta in tempi brevi sulla legge elettorale: non intende farsi trascinare nella palude parlamentare dalle divisioni interne al suo partito sul Jobs act, figurarsi da quelle interne a FI. E lo dimostra l’accordo con i 5 Stelle per l’elezione di Silvana Sciarra alla Consulta.  “Da sindaco”, rivendica parlando alla platea dell’Anci, ha imparato che di fronte alle difficoltà non si fa “il coniglio”, non si scappa o ci si chiude nel palazzo, ma ci si mette in gioco. E nel giorno in cui i sindacati dell’Alcatel Lucent fanno le sue auto bersaglio di un nuovo lancio di uova, il premier raccoglie la sfida e rilancia: “Con quelle uova ci faccio le crepes”. La “battaglia” per portare l’Italia fuori dalla crisi va avanti su tutti i fronti, anche quello europeo: Juncker e i suoi dicono di non essere burocati? “Lo dimostrino”. All’indomani dell’incontro con Berlusconi, Renzi scherza con un sindaco: “Un’apertura a Forza Italia fammela fare, già c’è il patto del Nazareno che scricchiola…”. E’ l’ultimatum al Cavaliere. L’avvertimento che non è disposto ad aspettare oltre e che intende portare a casa le riforme e la legge elettorale, che FI ci stia oppure no. “Speriamo di avere anche il consenso delle opposizioni”, dice in serata il premier parlando a una cena di finanziamento del Pd, con parole che sembrano allargare il perimetro dell’accordo. “Lo dica se vuole rompere il patto”, domanda l’azzurro Toti, attribuendogli tentazioni di rottura. Mentre in Parlamento si rincorrono i sospetti che si avvicini l’appuntamento con le urne, nonostante la volontà ribadita dal leader Pd di voler arrivare alla fine della legislatura, portando a casa, una alla volta, le riforme messe in cantiere. La partita va avanti su più tavoli, come il presidente del Consiglio mette in chiaro nel suo lungo pomeriggio milanese. “Non ho mai detto che la commissione Ue sia un covo di burocrati, ma ora che l’hanno detto loro…”. Parlando da un’azienda nel milanese, nel cuore di quella che la “Silicon Valley brianzola”, Renzi spiega di non voler “fare polemiche con le autorità europee”. Ma poi assesta la sua stoccata: “Se non vogliono chiudersi nel recinto dorato nella burocrazia”, se non vogliono esser chiamati “burocrati”, i vertici europei devono trovare il “coraggio” di “liberare dalle catene del patto di stabilità” gli investimenti “sul futuro”. Ovvero, “le risorse per innovazione, banda larga e tecnologia”. Se non fosse abbastanza chiaro, il presidente del Consiglio fa capire che non si lascia scoraggiare dagli ammonimenti del nuovo presidente della commissione europea, Jean Claude Juncker. Anzi, ribadisce, la “battaglia” dell’Italia per il cambiamento in Europa va avanti. Perché anche dati “molto tristi” come quelli diffusi oggi dall’Ocse, che segnalano la frenata dell’economia dell’Eurozona come un rischio a livello mondiale, possono essere considerati “incoraggianti” per il cambiamento. “Dimostriamo che l’Europa può tornare a crescere”, è l’appello di Renzi, dai toni di una sfida, soprattutto quando spiega che l’emblema delle storture dell’Ue è la vicenda dell’Ast di Terni, che non sarebbe sull’orlo della chiusura se anni fa Bruxelles non ne avesse bloccato la vendita. Ma basta con il “piagnisteo” delle “occasioni perdute”: “Il nostro tempo è adesso”, dice il premier. Che in serata a Milano, davanti alla platea dell’Anci, punta il dito contro chi l’ha preceduto, quei politici e tecnici che hanno “funestato” l’Italia con il loro “atteggiamento remissivo, rinunciatario e miope” che si limitava a contenere i danni e non scommettere al rialzo. Ai sindaci Renzi promette non solo per l’anno prossimo la Local tax, ma anche che nel 2016 sarà nella dichiarazione dei redditi precompilata. E avverte le Regioni che non consentirà di riversare i tagli sui comuni. In serata un ultimo appuntamento, la cena di finanziamento elettorale del Pd. Occasione di raccolta di fondi e sostegno alla sua azione.