Il primo Navy Seal? Frank Monteleone, un italiano di Brooklyn

Pubblicato il 10 novembre 2014 da redazione

NEW YORK. – Non avevano il fisico da Rambo ne’ equipaggiamenti dotati delle più alte tecnologie e armi sofisticate, ma conducevano ugualmente operazioni ad altissimo rischio. Quando i Navy Seal non si chiamavano ancora Navy Seal c’era un commando d’elite chiamato Oss, un’unità marittima all’interno dei Servizi Strategici americani che veniva impiegata nelle missioni più delicate durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra questo gruppo ristretto c’era un italiano, Frank Monteleone, figlio di immigrati e reclutato proprio perché parlava l’italiano. La sua storia è raccontata nel libro sui Seal ‘First Seals: The Untold Story of the Forging of America’s Most Elite Unit’, di Patrick K. O’Donnell. L’autore racconta le vicende di quegli uomini che hanno gettato le basi per la creazione ufficiale dei Navy Seal, una forza nata nel 1962 sotto l’amministrazione Kennedy. Come mostrano le foto d’epoca, Monteleone e i suoi compagni, ben lontani dalla notorietà e la gloria che viene data oggi ai loro pari, operavano spesso ‘armati’ solo di pinne e pantaloncini da nuoto. E, sfruttando il buio della notte, a bordo di canotti si avvicinavano alle coste europee. Monteleone, oggi 89 anni, l’ultimo rimasto in vita di quell’unità, ha condotto operazioni da un capo all’altro dell’Italia, sfruttando anche la sua formazione di operatore radio della Marina. “L’operatore radio – scrive O’Donnell nel suo libro – era cruciale per la missione. Se non si riusciva a mandare e ricevere informazioni dalle retrovie si era morti”. Monteleone ha raccontato di essere stato sottoposto ad ogni tipo di addestramento mentre era con i Servizi Strategici, compresa la demolizione di edifici e il combattimento corpo a corpo. “Tuttavia – ha detto – non sono stato addestrato da paracadutista, fondamentale per un operatore Oss”. Una volta sbarcato nel Mediterraneo, Monteleone fu assegnato in forza all’esercito inglese. “Gli inglesi – ha aggiunto – volevano sapere se avevo fatto addestramento per i lanci. Io dissi di no e allora me lo fecero al momento”. Quando era in Italia Monteleone ha lavorato anche con i partigiani. E alcune delle missioni comprendevano lo sbarco sulle coste italiane la notte usando canotti che sembravano materassi e che in gergo venivano chiamati ‘tartuga’. Durante la Seconda Guerra Mondiale – scrive la rivista militare Stars and Stripes – circa 13 mila persone lavoravano con i Servizi Strategici. Ma solo alcune centinaia, tra cui Monteleone, facevano parte dell’elite della Maritime Unit (Unità Marittima). Nel libro di O’Donnell si parla anche di Gordon Soltau, considerato tra i primi ‘frogmen’ (sommozzatori) della Marina, morto a San Francisco a 89 anni lo scorso 26 ottobre, proprio poco prima che ‘First Seals’ fosse pubblicato. (di Gina Di Meo/ANSA)

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