Colle in silenzio smorza i toni, ma impazza il toto-nomine

ROMA. – Quel che è certo è che il presidente resta nel pieno esercizio delle sue funzioni fino alla decisione finale che è e rimane nell’esclusiva determinazione di Giorgio Napolitano. Il Quirinale cerca di tirarsi fuori dalla bufera politico-mediatica nata intorno alle sue dimissioni – o meglio, sulla data della sua uscita di scena – che sembra non placarsi neanche oggi. Lo fa rimanendo in silenzio e confermando nei fatti che il capo dello Stato non intende farsi risucchiare in un vortice di illazioni, supposizioni e retropensieri che possono se non indebolire la sua funzione almeno condizionarlo. “Non faccio ulteriori commenti” ha infatti detto Giorgio Napolitano al termine di una breve passeggiata nel centro di Roma dove ha comprato un regalo per gli ottant’anni della moglie Clio. Nessuna data per le sue dimissioni, quindi. Deciderà lui e spiegherà lui le proprie personalissime ragioni. Ma l’arco temporale delle sue dimissioni si può dilatare solo di poche settimane rispetto la fine del semestre di presidenza italiano dell’Unione europea. Ma che la decisione fosse chiara da tempo a molti – sia nel Governo che nel Pd – lo conferma un uomo vicino al presidente, il sottosegretario agli Esteri Lapo Pistelli: “Le dimissioni di Napolitano sono legate alla stanchezza di un uomo che ha dato al paese tantissimo e che aveva già detto a tutti che dopo la fine del semestre europeo avrebbe lasciato. Noi abbiamo chiesto in ginocchio a Napolitano di restare”. Se di fatto il Pd e il governo hanno pregato il presidente di restare qualche mese in più, almeno fino all’inizio dell’Expo, è un uomo di tutt’altra estrazione, Giorgio Squinzi presidente di Confindustria, a spiegarne il perchè: “Considero il presidente Napolitano un grande e importante fattore di stabilizzazione del nostro Paese, soprattutto in una situazione di alta volatilità”. Nonostante tutto ciò impazza il toto-Quirinale, esercizio a rischio figuracce al quale però nessuno si sottrae: entra Pierferdinando Casini a palazzo Chigi e tutti pensano che Renzi possa averlo in mente per la successione a Napolitano. I bookmaker danno le quote e piazzano vincenti due inossidabili come Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Circolano nomi su nomi e sembra quasi che i pochi esclusi siano i renziani di stretta osservanza perchè “under fifty”, il limite minimo d’età che la Costituzione pone per salire al Colle. Escluso quindi, ma ovviamente solo per limiti d’età, anche Enrico Letta (48 anni). E poi via con la lista della spesa: Emma Bonino, Roberta Pinotti, Anna Finocchiaro e Marta Cartabia (giudice della Consulta) per partire dalla parità di genere. Poi Mario Draghi e Romano Prodi per volare alto. Walter Veltroni, Piero Fassino e Sergio Chiamparino da pescare nella storia del Pd. Il giurista Stefano Rodotà per compiacere i grillini. E qui, per oggi, ci fermiamo. (Di Fabrizio Finzi/ANSA)