Arafat: in migliaia a Ramallah in ricordo del Rais

RAMALLAH. – Celebrazioni di massa a Ramallah per l’anniversario della morte di Abu Ammar, al secolo Yasser Arafat, il leader palestinese scomparso dieci anni fa, in circostanze ancora non chiare, all’ospedale parigino di Clamart. La ricorrenza ha coinvolto tutti gli strati della società: quello della cultura, dell’istruzione e del mondo del lavoro. Alla Saint George School di Ramallah, come nella maggior parte degli istituti della Cisgiordania, la figura del leader palestinese è stata ricordata con un’assemblea ad hoc e con la proiezione di un documentario sulla sua vita. “Non c’è un intento ideologico – ha detto Richard Zananeidi, il direttore di Saint George – ma la volontà di raccontare chi era Yasser Arafat e cosa ha fatto per il popolo palestinese: qualcosa che possa unire tutti, a discapito delle ideologie, qualcosa di cui andare orgogliosi”. E sono stati in molti gli studenti a richiamare alla memoria quell’11 novembre di 10 anni fa, quando morì il Rais. “Sì che mi ricordo”, ha raccontato Canaan, ”Anch’io”, ha ripetuto Tamara: “tutti erano tristi, i miei genitori piangevano ed io non capivo il perché”. Per le strade di Ramallah a contatto con la gente comune si percepisce il senso dell’impatto che Arafat ha avuto e continua ad avere nell’immaginario collettivo palestinese. “Era seduto proprio lì, dove sei seduto tu” ha rammentato Nassar – uno dei più popolari barbieri di Ramallah, il cui negozio si affaccia sulla piazza intitolata al Rais – mentre racconta di quando quasi 20 anni fa Arafat andò da lui a farsi spuntare barba e capelli. “Una persona umile, alla mano, ma con gli occhi da capo… Corrotto dici? Tutti i politici del mondo sono corrotti, fa parte del lavoro”, ha aggiunto ridendo. Le gigantografie che raffigurano ‘Mr Palestine’ – come gli piaceva farsi chiamare – tappezzano buona parte delle strade del centro cittadino. Ogni negozio, anche il più piccolo, ha un “santino” di Arafat appeso al muro, a fianco ad un’icona cristiana o ad un passaggio del Corano. I ragazzi e le ragazze passeggiano in gruppetti rumorosi con la kufyeh bianca e nera sulle spalle e sfoggiano magliette con l’immagine di Arafat sovrapposta alla mappa della Palestina storica. Piccoli bus provenienti dai villaggi dei Territori sventolano le bandiere di al-Fatah mentre vanno verso il palazzo presidenziale della Muqata – per ascoltare il suo successore Abu Mazen – per le celebrazioni ufficiali intonando canti popolari. A sentire i passanti, compresi i più piccoli, tutti dicono di averlo incontrato almeno una volta, scambiato una battuta o posato per una foto ricordo: ognuno ha il suo personale cameo. Ed è forse proprio l’aspetto umano e non quello istituzionale che, agli occhi dei palestinesi, fa ancora apparire Yasser Arafat l’unico e il solo simbolo della loro lotta. (Michele Monni./Ansa)

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