Egitto: assalita la Marina, bomba nella metro

Pubblicato il 13 novembre 2014 da redazione

IL CAIRO. – L’Egitto è “sotto attacco”. L’ondata di attentati, di più o meno grave intensità, e di attacchi alle forze armate si intensifica da qualche mese nel nord del Sinai, come in altre parti del Paese. Un ordigno – di bassa potenza, forse una “bomba sonora” – è esploso in un vagone della metropolitana del Cairo facendo 21 feriti, per lo più per la calca della folla in fuga presa dal panico. Ma è soprattutto lo scontro a fuoco che ha coinvolto una motovedetta della Marina militare in pieno Mediterraneo – il primo attacco di questo genere nel Paese – a far parlare di “un salto di qualità del terrorismo”. La nave è stata attaccata da quattro imbarcazioni ‘ostili’ mentre era in pattugliamento a 40 miglia al largo dalla costa, tra i porti di Damietta e Port Said. Nell’attacco, definito “terroristico” in una nota dell’esercito, sono rimasti feriti cinque marinai, mentre altri 8 risultano dispersi in mare. Le barche degli assalitori sono state affondate, anche grazie all’intervento delle forze aeree, e 32 persone sono state arrestate nell’immediato. Altre 40 sono state fermate a Ezbet el Borg, vicino a Damietta, e interrogate. Secondo una fonte militare di alto rango, citata dal quotidiano El Masri el Youm, tra i fermati c’erano degli “stranieri che potrebbero essere membri dello Stato islamico”. Alcuni osservatori invitano tuttavia alla prudenza. Come il generale Sameh Seif el Yazal, presidente del Centro per gli studi politici e di sicurezza, Al Gomhouria, che in un’intervista alla tv semigovernativa al Hayat el Yom, ha esortato ad attendere i risultati delle indagini per definire la natura dell’attacco. Quel tratto di mare è affollato di trafficanti di droga e di migranti, e il generale non esclude che il conflitto a fuoco sia nato per proteggere il carico. Ma gli occhi sono soprattutto puntati su Ansar Beit al Maqdis, la formazione jihadista attiva in Sinai che nei giorni scorsi ha annunciato l’alleanza con lo Stato islamico di Abu Bakr al Baghdadi. Il gruppo è ritenuto responsabile di diversi attentati all’esercito nel nord del Sinai, l’ultimo adesso in cui sono morti due militari (cinque in due diversi agguati, secondo altre fonti). L’operazione per ‘ripulire’ il Sinai è stata ampliata all’indomani la strage del 24 ottobre, in cui sono morti almeno 30 soldati, e ogni giorno vengono annunciati decine di arresti di “terroristi e criminali”. Ventisei solo ieri tra cui uno dei vertici di Ansar, Awad Radwan Ghanem, membro del Consiglio consultativo del gruppo. (Laurence Figà-Talamanca/Ansa)

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