Balotelli a casa, il ritorno azzurro dura poco

MILANO. – Il nuovo azzurro di Mario Balotelli era appena cominciato ed è già finito. Tornato a sorpresa in Nazionale dopo il diastro Mondiale, è bastato un leggero affaticamento muscolare, al termine di cinque giorni di lavoro con la Nazionale di Antonio Conte – una sorta di esame per l’attaccante con il nuovo ct – e SuperMario ha gettato la spugna. Rientra a casa mentre la Nazionale si muove per Milano, dove domani sarà impegnata contro la Croazia in quello che tutti nello staff azzurro considerano snodo fondamentale per la qualificazione a Euro 2016. Balotelli sarebbe stato comunque il quinto attaccante, come aveva chiarito dall’inizio Conte, e invece non sarà vestito della maglia azzurra neanche in tribuna: assenza emblematica, nello stadio che l’ha visto nascere alla ribalta del calcio che conta e proprio nella partita cui il nuovo ct tiene di più. Come dire, l’impatto con la nuova era della Nazionale non è certo di buon auspicio, in una carriera contraddistinta più da bassi che da alti anche in Nazionale. A sorpresa Conte lo aveva chiamato alla sua terza convocazione quando ancora Balotelli non ha dimostrato a Liverpool di essere uscito dal tunnel nel quale si è infilato dal disastro mondiale di Brasile 2014. Ora il ritorno a casa ha un motivo fisico davvero leggero, e la precauzione usata per quello che i medici azzurri ieri avevano definito un problema da poco, sembra davvero spiazzante: in condizioni del genere un giocatore di solito può anche andare in panchina e in ogni caso le previsioni lasciavano intendere che per Balotelli ci sarebbe stato possibile spazio nell’amichevole di martedì a Genova contro l’Albania. Certo i ritmi intensi degli allenamenti di Conte, che tutti gli azzurri hanno finora sottolineato come positivi, potrebbero aver pesato sui muscoli di Balotelli, come peraltro anche su quelli di Ogbonna pure lui tornato a casa. Ma Balotelli è Balotelli, nel bene e nel male negli ultimi due anni è stato l’immagine della Nazionale e, come ha ricordato Conte lunedì, “prima dovevo spiegare perché non lo chiamavo, ora devo spiegare perché lo convoco”. Lui è uno come gli altri, aveva anche aggiunto il ct, intendendo ovviamente nella sua considerazione tecnica. I 5 giorni di lavoro a Coverciano nei quali Conte si era prefissato di capire di persona che atleta e che uomo fosse il centravanti del Liverpool, non hanno spostato di una virgola le gerarchie iniziali: Balotelli dietro Immobile, Zaza, Giovinco e Pellè. Tanto che nella partitella a porte chiuse del giovedì, dopo esser partiti con i primi due come coppia titolare, Balotelli è entrato solo per ultimo. Tutti i veterani in questi giorni si sono affrettati a chiarire che con loro non c’era nessun problema, dopo che al Mondiale era emersa evidente la frattura tra la vecchia guardia e gli ultimi arrivati. Poco conta che, non sempre a ragione, questi fossero identificati con Balotelli, più importante è che, come ha ribadito ieri De Rossi, “Conte non è certo il tipo che chiede il permesso a noi per convocare un giocatore”. E non è di sicuro un allenatore facile da convincere.

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